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    27/06/2026

A confronto sul Murale della pace 50 anni dopo

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita5_murale_pace.jpgAVELLINO – Sarà dedicato al Murale della pace di Ettore de Conciliis a 50 anni dalla realizzazione l’incontro artistico-culturale promosso dall’associazione Amici del MdAO, Pax-Christi, e dall’Associazione culturale Aco di Avellino in programma domani pomeriggio, con inizio alle ore 16.30, nella  chiesa di San Francesco d’Assisi di  Borgo Ferrovia che appunto ospita il grandioso dipinto.

A parlare dell’opera di de Conciliis, che si avvalse della collaborazione di Rocco Falciano, e più in generale dell’arte sacra contemporanea, saranno don Gerardo Capaldo,  coordinatore Pax-Christi di Avellino, e il critico d’arte Stefano Orga. Modera i lavori Angelo Cutolo.

Ancora un omaggio, dunque, dopo quello del teatro Carlo Gesualdo dello scorso dicembre con l’allestimento della mostra Il giorno e la notte, al pittore avellinese famoso nel mondo per la sua grande produzione artistica, autore del Murale della pace che nel lontano 1965 suscitò l’interessamento della grande stampa nazionale ed internazionale.

All’epoca della sua realizzazione ci fu più d’una polemica per la presenza nel grande affresco ospitato nella chiesa di San Francesco di personaggi che, sullo sfondo di immagini di guerra e nel contempo di pace, compaiono accanto al santo d’Assisi: da Papa Giovanni XXIII a John Kennedy, da Mao Tse Tung a Fidel Castro, da Guido Dorso a Cesare Pavese e Pier Paolo Pasolini. Una lettura della vicenda politico-sociale di quegli anni, quella di de Conciliis, che fu criticata aspramente dai settori più tradizionalisti del mondo cattolico, fino però al placet di qualche tempo dopo venuto sia da parte della commissione d’arte sacra che dello stesso pontefice Paolo VI che riceverà in Vaticano l’artista avellinese.

Numerosi nel tempo i giudizi critici su Ettore de Conciliis. Tahar Ben Jelloun, scrittore e poeta marocchino: «Pittore della nuance, della finezza, dei dettagli che affermano la verità». Uto Ughi, violinista: «Nella sua pittura c’è poesia e nella poesia il ritmo, la musica». Vittorio Sgarbi, critico d’arte: «L’attesa di una contemplazione pacificatrice della Natura e un’armonia cosmica permeano le sue opere». Sergej O. Androsov, direttore dell’arte dell’Europa occidentale dell’Ermitage di San Pietroburgo: «Ricorda lo spirito romantico di Caspar David Friedrich per lo spirito di trasparente malinconia di cui è soffusa la sua opera».

 

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