AVELLINO – Confronto-dibattito, nel giorno dell’anniversario dell’uccisione di don Peppe Diana, tra gli alunni del Liceo Imbriani di Avellino e i magistrati Rosario Cantelmo e Giuseppe Riccardi, rispettivamente procuratore della Repubblica e Gip presso il Tribunale di Avellino nonché docente presso la Scuola superiore della magistratura.
“Legalità, etica, memoria e coscienza civile” il tema al centro dell’incontro su cui ha svolto l’intervento introduttivo il dirigente scolastico Tullio Faia. Tutti i cittadini a partire dal patto di corresponsabilità nella scuola hanno dei diritti e dei doveri: per far in modo che i futuri cittadini vivano la legalità c’è bisogno di collaborazione tra le istituzioni, in questo caso tra la scuola e magistratura. Il referente scolastico dell’evento, prof.ssa Anna Garritano, ha sottolineato il bisogno della collaborazione tra la scuola e le altre istituzioni per rendere il più solido possibile il percorso scolastico dei giovani allievi.
Ricchi di spunti e su tematiche diverse ma convergenti gli interventi dei due magistrati: il giudice Riccardi ha trattato l’etica e la legalità sottolineando la necessità della loro presenza nella vita di tutti i giorni; il procuratore Cantelmo ha trattato la questione mafia e il riflesso delle sue azioni sulle vittime.
Le regole che servono nella vita dei cittadini sono l’etica e la legalità: l’etica ha due dimensioni - ha spiegato Riccardi all’attento uditorio - la prima è la dimensione individuale che riguarda ogni cittadino singolarmente, mentre la seconda è la dimensione collettiva che riguarda il rapporto con la società e il diritto naturale. La legalità è invece l’atteggiamento dei cittadini nei confronti della legge. La giustizia ha compiuto un percorso nella storia per arrivare ai nostri giorni come la conosciamo: si è iniziato pensando che la legge “giusta” fosse quella proveniente da Dio fino ad arrivare all’Illuminismo e con l’avvento delle democrazie si è compreso che solo se la legge segue un certo percorso, quindi l’elezione di rappresentanti e numerose votazioni, può essere definita giusta. Ma sono numerosi gli esempi di leggi che secondo quest’ultimo pensiero sono giuste ma condannate dall’etica come le leggi razziali del 1938 oppure la schiavitù in America fino all’abolizione nel 1865.
Alcuni dei temi trattati sono stati la giustizia legale e il diritto sopralegale, presentati ai ragazzi in modo accessibile citando una strofa della canzone Sweet Mary di Bob Dylan: “To live outside the law, you must to be honest” e in italiano “Per vivere fuori dalla legge, bisogna essere onesti”.
Il procuratore Cantelmo, poi, ha presentato le vicende mafiose da un altro punto di vista (come il professore dell’Attimo fuggente che guardava i suoi alunni da un’altra prospettiva). Guardando con gli occhi delle oltre 900 vittime e nel ricordarle ha menzionato il primo uomo ucciso dalla mafia: il sindaco di Palermo assassinato nel 1893 con 27 coltellate. Emanuele Notarbartolo – questo il suo nome – è stato presidente della Banca di Sicilia e a causa dei suoi ruoli molto influenti ha ricevuto dalla mafia richieste di azioni che non poteva compiere e il suo rifiuto gli è costato la vita. Cantelmo ha ricordato anche la vittima più recente: un bambino di due anni ucciso solo 8 mesi fa. Nella lista delle numerose vittime ci sono persone di ogni categoria sociale come giornalisti, magistrati, poliziotti e quindi don Peppe Diana, Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, e vittime innocenti: Barbara Asta e i suoi due figli e molti, molti altri.
Attraverso le storie delle vittime, Cantelmo ha fatto capire ai ragazzi che uno degli atteggiamenti da denunciare di queste vicende è l’indifferenza di tutte le persone che vivono nelle zone subordinate alla mafia e che si sono arrese ai comportamenti mafiosi. Ha fatto notare inoltre che i mafiosi hanno il denaro come fine mentre dovrebbe essere usato come mezzo di espressione della propria personalità; i mafiosi hanno macchine costosissime, ma avendole “conquistate” con mezzi illegali possono solo fare il giro dell’isolato al contrario di una persona onesta che è libera di andare dove vuole e pertanto inseguire i propri sogni.
L’intervento di Cantelmo si è concluso con due citazioni molto appropriate. La prima di Giovanni Falcone scritta per Palermo, ma valida per tutto il mondo: “A questa città vorrei dire una cosa, gli uomini passano le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini, ognuno di noi deve imparare a fare la sua parte, piccola o grande che sia, per contribuire a creare condizioni di vita più umane, perché certi errori non abbiano più a ripetersi”.
La seconda di Einstein: “Il mondo non sarà distrutto da quelli che fanno del male ma da quelli che li guardano senza fare nulla”.




