Ambiente, siamo tutti Nimby?

Martedì 07 Aprile 2015 13:30 Maurizio Galasso
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_pannelli.jpgAVELLINO – Chi si occupa di meteorologia potrebbe ritenere che si stia parlando di nuvole, chi ha fatto il militare potrebbe confondersi con un glorioso reggimento di paracadutisti, ma quello di cui si sta parlando è una sindrome.

L’acronimo Nimby viene dall’inglese Not In My Back Yard e significa “non dietro al mio giardino” ed è una vera e propria sindrome che indica l’atteggiamento di chi si oppone(generalmente in maniera aprioristica) a qualunque realizzazione dovesse essere proposta nei pressi della sua abitazione (va poi verificata anche la grandezza del proprio giardino!). Una tale sindrome presente in tutte le parti del mondo sembra avere particolare vigore nelle nostre zone dove si unisce una tendenza (positiva) a salvaguardare i propri luoghi ad una approssimazione (negativa) nell’analisi del problema.

Troppo spesso, favorita da “soloni” prezzolati, spesso a servizio di questa o di quella parte politica, si ha la tendenza ad individuare alcune attività assolutamente incompatibili con l’ambiente e/o con attività tradizionali. In definitiva si dividono le iniziative in buone e cattive e cioè si ritiene che vi siano attività umane sempre ammissibili (ad impatto zero) ed altre sempre incompatibili (ad impatto infinito). Questo nuovo manicheismo che divide le cose in buone e cattive, in bianche e nere, è estremamente fuorviante, assolutamente antiscientifico ed intellettualmente disonesto. Non esiste nessuna attività umana che non abbia un impatto anche minimo sull’ambiente né esistono attività umane (salvo le dovute eccezioni) assolutamente incompatibili. La compatibilità va valutata rispetto al luogo (che in alcuni casi può essere realmente non compatibile con l’iniziativa) e va valutata in termini di costi-benefici e vanno altresì valutate tutte le possibili misure di mitigazione.

In definitiva, salvo sempre le dovute eccezioni, non è il che ma il come! Ed il dove! Purtroppo anche da noi la sindrome Nimby ha colpito e sta colpendo. Le discariche, gli impianti di trattamento rifiuti e finanche gli impianti di produzione elettrica a partire da gas metano (quando le auto a metano passano per le più ecologiche). Da una parte si inneggia al recupero dei rifiuti, alla raccolta differenziata ecc., ma se qualcuno propone un impianto di recupero materiali da rifiuti (indispensabili perché la raccolta differenziata non sia una buffonata) si hanno comitati del no pronti ad insorgere.

Ma è mai possibile che non esistano attività umane sempre ammissibili ed ad impatto zero? Nel campo della produzione di energia si contrappongono le energie rinnovabili, ritenute erroneamente prive di impatto ambientale, alle produzioni che usano fonti non rinnovabili. Ora in linea di principio si può anche concordare che l’uso delle fonti non rinnovabili (petrolio, carbone) crea impatti ambientali negativi e soprattutto col tempo si avrà un esaurimento di tali materie prime che porterà, se non si provvederà a trovare delle alternative, ad una crisi mondiale di proporzioni inimmaginabili. Ma è possibile, allo stato attuale, pensare di sostituire le fonti tradizionali con quelle rinnovabili senza avere contraccolpi ambientali? Io credo che allo stato attuale delle conoscenze ciò non è attualmente possibile per cui la ricerca scientifica ha un ruolo determinante ed il ruolo predominante ha la ricerca nell’ambito del risparmio e dell’efficienza energetica, perché qualunque sia la fonte di produzione energetica il suo uso non corretto costituisce un gravissimo danno ambientale.

Ma parliamo di rinnovabili! Si può pensare di usare queste energie i cui profeti ritengono inesauribili e prive di ogni controindicazioni, con contributo zero all’effetto serra? Direi proprio di no! A parte la impossibilità di soddisfare oggi tutta la domanda energetica con le rinnovabili che peraltro non sono sempre disponibili proviamo a vedere se non vi sono controindicazioni al loro uso.

L’ eolico! Il vento è gratis, pulito, non produce CO2, è abbondante, non c’è che dire è la fonte ideale. Certo l’eolico è una delle fonti rinnovabili in grado di fornire un contributo notevole alle richieste energetiche ma il vento non c’è sempre e l’energia elettrica non è facile da accumulare.

Quanto poi all’impatto ambientale sicuramente non è nullo! Le torri eoliche sono costituite da tonnellate di acciaio la cui produzione, oltre all’acciaio stesso (ed alle miniere per estrarlo), richiede grandi quantità di carbon fossile con notevole produzione di CO2. La torre poi si ancora su di un plinto in calcestruzzo armato di notevoli dimensioni che distrugge centinaia di mq di suolo in maniera irreversibile. Siamo ancora convinti che non vi sia impatto per l’eolico? Si badi bene questo non significa non realizzare le pale eoliche che comunque stanno dando un buon contributo alla produzione energetica nazionale.

Ed il fotovoltaico? Energia ecologica per antonomasia perché deriva dal sole come la produzione naturale ed agricola. Peccato che l’uomo sia un po’ meno efficiente della natura! I pannelli si producono col silicio ultrapuro che non esiste in natura. Il silicio in natura esiste sotto forma di biossido di silicio (il quarzo) che deve essere estratto da miniere che trasformano il territorio in un paesaggio lunare e dove chi ci lavora può contrarre la silicosi se non sufficientemente protetto. Il biossido di silicio deve essere ridotto a silicio metallico ancora con carbone in forno elettrico (elettricità prodotta sicuramente in altro modo) e quindi tale produzione è ad alto impatto energetico e produce anche CO2 da combustibili fossili. Il silicio così ottenuto è al 95-97% mentre occorre al 99,9%. Si ottiene attaccando il silicio ad alte temperature e pressioni con cloro gas (gas tossico usato anche come arma chimica asfissiante) per ottenere il tetracloruro di silicio che viene distillato e poi ridotto con idrogeno (gas esplosivo) e si ottiene silicio ultrapuro e acido cloridrico gassoso. I pannelli vanno usati per quello che possono dare (io li ho installati sul tetto di casa) ma fare i campi di pannelli solari sottraendo il suolo agricolo meglio esposto è sicuramente una cosa da evitare per il notevole impatto ambientale.

Perché tutta questa chiacchierata? Per invitare ad una riflessione! Non esistono attività umane prive di impatto ambientale, anche quelle più tradizionali e apparentemente innocue hanno delle controindicazioni. Per questo motivo non ha senso ritenere che solo certe attività vadano svolte ed altre bandite. Se sono attività necessarie vanno studiate, eseguite nei posti giusti con le dovute cautele e con le necessarie misure di mitigazione ambientale.

Questo articolo è rivolto a chi è in buona fede e vuole approfondire con onestà intellettuale il tema (l’articolo è solo un invito a fare questo) mentre chi non ha questo intento è bene che non lo legga proprio. Nella mia esperienza troppe volte ho dovuto dialogare con chi combatteva le onde elettromagnetiche con tre cellulari in tasca o chi combatteva le trivellazioni petrolifere con la macchina sportiva che faceva 7 km al litro e così via.

Se veramente si crede che certe cose non vanno fatte bisognerebbe con un po’ di coerenza:

- buttare il telefonino

- andare in bicicletta

- tenere spento il riscaldamento

- non mangiare cibi che vengono da lontano

- e tante altre cose...

Solo dopo si può dire Not In My Back Yard.