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    09/11/2026

Strage viadotto Acqualonga, processo rinviato a settembre

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Le crosci e gli striscioni esposti dai familiari delle vittimeAVELLINO – Rinviato al prossimo 24 settembre il processo per la strage del bus che, precipitando  dal viadotto Acqualonga dell’autostrada A16, causò la morte di 40 persone. Il gravissimo incidente avvenne il 31 luglio del 2013. Difetto di notifica di alcuni atti agli imputati. Questo il motivo che ha indotto il Gup, Giovanfrancesco Fiore, a far slittare le udienze al prossimo autunno.

Nell’aula speciale - allestita, per questioni di spazio, nella sala blu dell’ex carcere borbonico - erano presenti uno stuolo di avvocati della difesa (gli imputati sono 15) e delle parti civili, numerosi familiari delle vittime che prima dell’udienza avevano dato vita a un sit in fuori dall’aula, mostrando delle croci bianche in memoria delle persone che persero la vita in quel tragico sinistro causato, come sostiene l’accusa, da una serie di concause; a iniziare dall’inefficienza del mezzo  (che avrebbe superato revisioni tecniche fasulle) per finire alle cattive condizioni di manutenzione delle barriere di cemento poste al bordo della carreggiata autostradale.

Per questo tra gli imputati ci sono, oltre a Gennaro Lametta, proprietario del mezzo, funzionari della motorizzazione civile e alcuni direttori e tecnici della società Autostrade. In aula c’erano anche il presidente del Tribunale, Michele Rescigno, e il capo della Procura della Repubblica, Rosario Cantelmo.

Al termine della seduta, nello spiazzo antistante il carcere c’è stato qualche piccolo tafferuglio prontamente sedato dalle forze dell’ordine che presidiavano la zona. Alcuni parenti delle vittime hanno tentato di aggredire il Lametta, proprietario del bus della morte e fratello dell’autista che tentò in ogni modo di fermare la folle corsa dell’autobus che aveva rotto il sistema frenante.

Polemiche, poi, ci sono state anche con alcuni rappresentanti di associazioni di vittime della strada che intenderebbero costituirsi parte civile nel processo e che, invece, i familiari delle persone decedute nell’incidente sull’A16 (che hanno costituito una associazione ad hoc) non riconoscono quali loro rappresentanti.

 

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