AVELLINO – Risale a poco prima delle 17.00 la tragica notizia della presenza di un cadavere lungo la scarpata sottostante il ponte della Ferriera. Sul posto, dopo l’allarme lanciato da una persona che stava transitando a piedi, sono intervenuti i carabinieri di Avellino che, dopo il recupero del corpo grazie all’opera dei vigili del fuoco di Avellino, hanno identificato la persona deceduta in un uomo del 1966, 47 anni dunque, residente in un’abitazione della zona. L’uomo si sarebbe suicidato lanciandosi nel vuoto. Sono comunque in corso indagini per accertare l’attuale ipotesi investigativa.
Aggiornamento del 13 marzo 2013, ore 18.42 - Confermata l’ipotesi del suicidio per il 47enne lanciatosi nel pomeriggio nel vuoto dal ponte della Ferriera. L’uomo, che non era sposato e non aveva figli, era affetto da tempo da problemi psichici e già in passato, esattamente il 15 dicembre di due anni, aveva tentato il suicidio proprio dal ponte della Ferriera. In quella occasione, però, la sua caduta fu attutita da un albero e tutto si risolse con una frattura della gamba. Evidentemente in questo lasso di tempo deve aver continuato a nutrire il proposito di farla finita. C’è chi, nell’ambito del vicinato, l’ha sentito più volte pronunciare la frase “l’ha detto Dio, l’ha detto Dio” quasi a voler invocare dall’alto un placet alla sua decisione.
La conferma del suicidio è venuta agli inquirenti anche dalle drammatiche testimonianze di alcune delle persone che hanno assistito alla scena. Un conoscente dell'uomo, infatti, lo aveva appena salutato lungo via Due Principati quando, dopo una manciata di secondi, giratosi per guardarlo di nuovo, l'ha visto già in piedi sulla balaustra del ponte: è stato un attimo e, nonostante i richiami dell'amico, l'uomo si è lanciato nel vuoto. Anche un automobilista in transito, che lo conosceva, ha provato invano chiamarlo.
La salma dell'uomo è stata ora trasportata all'obitorio dell'ospedale di Avellino dove il medico legale incaricato dovrà eseguire un esame esterno, come disposto dal pm della Procura di Avellino. Le motivazioni del gesto vanno di certo cercate nella patologia mentale di cui l'uomo soffriva e per la quale era in cura, anche perché non risultano altri problemi di tipo familiare o lavorativo.




