AVELLINO – Questa mattina primo esame dei resti dell’autobus che giusto un mese fa sull’autostrada Napoli-Canosa, precipitando dal viadotto Acqualonga in territorio del Comune di Monteforte Irpino, causò 39 morti. Il legale che assiste le famiglie di alcune vittime, l’avvocato Pianese uscendo dal deposito giudiziario di Mercogliano, dove i periti stanno lavorando, ha detto che l’impianto frenante non era più funzionante. Dunque, i periti, esaminando il mezzo, avrebbero riscontrato che – così come era stato ipotizzato all’indomani del disastro – la causa principale della tragedia sarebbe stato il guasto dei freni, il cui circuito era stato tranciato dalla rottura della trasmissione. I pezzi meccanici perduti dall’autobus e recuperati sull’autostrada, infatti, combacerebbero con le parti che non si erano staccate. L’avvocato Pianese ha aggiunto, poi, che anche il freno meccanico azionato dall’autista sarebbe stato danneggiato dalla trasmissione andata in frantumi e avrebbe funzionato soltanto su una ruota, conferendo all’autobus quella strana traiettoria assunta prima che precipitasse nel vallone. Per la cronaca: ai cancelli del deposito giudiziario c’è stato, questa mattina, qualche diverbio tra i tecnici della società Autostrade, che volevano fotografare i resti del pullman, e i periti della Procura da cui è arrivato il no alle foto ed alle riprese. Per di più uno dei periti di parte, nominato dalla ditta Mondo Travel, proprietaria del bus, si è ferito alla testa nel corso del sopralluogo ed ha dovuto far ricorso alle cure dei sanitari.




