AVELLINO – Le Fiamme gialle l’hanno denominata “Rakia” dal nome di una nota bevanda a base di frutta consumata nei Balcani. Si tratta di un’operazione che ha consentito di incriminare cinque cittadini bulgari, tutti residenti in Irpinia, e due italiani, residenti nel Napoletano, per associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi esteri e truffa ai danni dello Stato. L’intera operazione è stata illustrata questa mattina, nel corso di una conferenza stampa, dal colonnello Antonio Mancazzo e dai suoi collaboratori presso il comando provinciale di via Pontieri.
Il sodalizio criminale faceva arrivare grossi quantitativi di sigarette estere occultandole in camion, camper, automobili o anche in borsoni portati sui treni e sui pullman provenienti dall’Europa dell’Est. Le sigarette venivano smerciate, oltre che tra i componenti della folta comunità bulgara dimorante in Campania, anche sul mercato clandestino del Napoletano e dell’Avellinese. La banda utilizzava per il contrabbando anche gli autobus e i furgoni che con frequenza periodica fanno la spola tra città italiane e città della Bulgaria trasportando persone e cose. Numerose le stecche sequestrate dai finanzieri i quali hanno la certezza che con questo sistema sono state contrabbandate decine di quintali di “bionde”, con grave danno per l’erario italiano. Il quale ha subìto ulteriori perdite da un’altra attività illecita architettata dalle sette persone denunciate.
La banda, infatti, immatricolava con targa estera automobili in precedenza circolanti in Italia, intestandole a prestanome di nazionalità bulgara e riportandole in Italia per cederle a automobilisti del nostro Paese di pochi scrupoli. Costoro, a fronte di una spesa di un migliaio di euro, ricavavano vantaggi economici ben più consistenti: non pagavano la tassa di circolazione italiana (tassa di possesso più contributo al servizio sanitario nazionale) avendo il veicolo la targa estera; tagliavano di molto i costi dell’assicurazione giacché, stipulandola in Bulgaria, spendevano meno. Poi, avevano un altro benefit, per così dire: restavano quasi sempre impuniti per il mancato pagamento di multe e contravvenzioni dovute per infrazioni a norme del codice della strada; risultava, infatti, quasi impossibile (e economicamente non conveniente) andare a perseguire trasgressori formalmente residenti oltre confine.
Questo sistema fraudolento vanta dei precedenti nel nostro Paese anche se quello smascherato dai finanzieri irpini è apparso ancora più evoluto di quello praticato altrove. Tra i numerosi veicoli individuati dalle Fiamme gialle ci sono due scooter di grossa cilindrata che erano stati sottoposti a fermo amministrativo, ma che potevano continuare a circolare in Italia, proprio grazie allo stratagemma dell’immatricolazione in Bulgaria.
A conclusione della complessa attività investigativa condotta dalla Guardia di finanza di Avellino sotto la direzione della Dda della Procura della Repubblica di Napoli, i militari del comando provinciale hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale partenopeo nei confronti dei sette soggetti, cinque dei quali (i bulgari) sono stati portati in carcere e due (i napoletani) agli arresti domiciliari. Oltre ai magnifici sette, altre 34 persone sono finite nei guai in quanto dovranno rispondere, a vario titolo, di diversi reati.




