SERINO – Gli antichi romani raggiunsero un livello di civiltà invidiabile e non a caso l'impero romano divenne faro dell'allora mondo conosciuto. È pressoché inutile ricordare il livello altissimo di cultura giuridica elaborato, livello così alto da essere punto di riferimento ancor oggi. Nessuno che abbia studiato giurisprudenza ignora il fatto che ancora oggi nelle università si insegnano le istituzioni di diritto romano.
Meno noto al pubblico più vasto è l'elevatissimo livello raggiunto nell'ingegneria idraulica. Se in genere si conoscono almeno per fama gli acquedotti romani della capitale meno noto è il fatto che il più lungo acquedotto romano è quello di Serino che portava l'acqua delle omonime sorgenti fino alla flotta imperiale di Capo Miseno rifornendo anche Nola, Pompei, Napoli e vari altri centri per una lunghezza complessiva di ben 145 km.
È merito di Giovanni De Feo, ricercatore presso il dipartimento di ingegneria industriale dell’università di Salerno, che si è scelto come professione quella del divulgatore scientifico, se queste notizie vengono sempre di più comunicate al folto pubblico. Per chi come me ha lavorato in un acquedotto non può non rimanere veramente sorpreso delle capacità ingegneristiche degli antichi romani capaci tra l'altro di costruire un acquedotto di 145 km, in buona parte in galleria, in soli 20 anni, impresa notevole anche oggi che si dispone di mezzi ben diversi. Ancora di più sorprende verificare come le strutture principali degli acquedotti, quali ad esempio partitori, sifoni ecc., sfruttano principi ancora oggi utilizzati nelle reti degli acquedotti moderni.
Ma c'è una cosa che veramente mi stupisce e per certi versi mi è incomprensibile. Circa una ventina di anni fa doveva essere realizzata una fognatura che doveva avere una pendenza media di circa lo 0,3% e per far prima fu affidata a due imprese che partendo da punti opposti dovevano poi incontrasi a metà strada. Nonostante le apparecchiature a disposizione al punto di incontro i tronconi fognari avevano una differenza di quota di oltre 20 cm per cui si dovette rifare parte del lavoro.
Bene, un acquedotto funzionante a gravità con una pendenza media di poco superiore allo 0,3% scavato a mano con lunghe gallerie e senza apparecchi elettronici, lungo 145 km, è stato perfettamente realizzato e l'acqua di Serino è arrivata per secoli a Capo Miseno e Napoli. Una meraviglia dell'ingegneria ben superiore a tutte le realizzazioni attuali, compreso il pur notevole acquedotto pugliese e l'attuale acquedotto del Serino che segue un percorso diverso dall'originario passando per Benevento, non fosse altro che per i tempi ed i mezzi disponibili all'atto della realizzazione.
Che dire degli attuali acquedotti e della loro gestione? Proviamo a chiamare i Romani antichi. (Post scriptum: ogni riferimento all'Acea è puramente casuale e casomai su questo argomento ci torneremo in seguito).




