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    22/08/2026

Energie rinnovabili e politica del territorio

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Irpinia6_eolico.jpgALTA IRPINIA – Si assiste quasi quotidianamente ad interventi che assumono sempre più l’aspetto dello spot pubblicitario mentre si tratta di questioni di primaria importanza. Un esempio su tutti riguarda le energie rinnovabili. Dopo un battage intensissimo teso a dimostrare l’assoluta necessità di promuovere le rinnovabili (prime fra tutto l’eolico ed il solare), una volta partite le attività imprenditoriali di settore ecco sorgere i comitati del No sempre più agguerriti nel chiedere fino ad ottenerla una moratoria dell’eolico.

Ora dobbiamo puntare sul rinnovabile o no? Si può ritenere che il rinnovabile si possa spingere fino all’infinito senza contraccolpi ambientali? Chiaramente, come stiamo dicendo fino alla nausea, nessuna attività umana è priva di impatto ambientale e, pertanto, è giusto sfruttare ogni possibile opportunità ma senza superare i limiti che il corretto uso del territorio impone. E ciò vale per tutto. Produzioni idroelettriche, biomasse, geotermia ecc.: sono tutte attività perseguibili da non demonizzare ma da utilizzare secondo “buon senso”.

Invece oggi prima si lascia fare tutto (vedi eolico in Alta Irpinia) e poi si dice No a tutto con un comportamento assolutamente schizofrenico. Come si può gestire il “buon senso “ nella corretta gestione del territorio? Attraverso una parola cara alla sinistra degli anni passati e cioè “pianificazione”. Pianificare significa redigere un piano di previsione degli interventi da attuarsi sul territorio.

Come si redige un piano simile? Esistono vari modi, ma quello che normalmente si definisce democratico prevede uno studio preliminare eseguito da esperti indipendenti (e qui cominciano i guai); lo studio viene approvato in prima istanza dall’autorità competente la quale, poi, lo sottopone a consultazione pubblica per recepire, ove possibile ed utile, le istanze della società civile, ed infine si passa all’approvazione definitiva ed all’attuazione. I piani naturalmente devono avere lungo respiro (almeno ventennale) con revisione anche quinquennale per adattarlo a nuove esigenze sopravvenute od al semplice mutare delle esigenze della società.

Chi ha il compito di pianificare? La Regione (ahinoi!) che da sempre non brilla soprattutto nella attuazione dei piani. Prendiamo i rifiuti: i piani redatti dal 1985, data di entrata in vigore della prima legge sui rifiuti, saranno stati una ventina (tra piani veri e propri e documenti di settore), ma nessuno è stato poi mai attuato.

La democrazia prevede l’ascolto delle esigenze delle comunità ma anche la responsabilità di decidere anche quando le decisioni sono impopolari. Questo, però, è proprio quello che manca. Se per noi una simile politica è nuova, questa è la prassi seguita da tutti gli Stati centroeuropei da molti anni a questa parte, e se i risultati possono essere più o meno lusinghieri la metodologia è comunque ampiamente collaudata.

Da noi non si pianifica ma si autorizza di volta in volta la singola iniziativa per cui se nessuno parla si fanno andare avanti tutte le possibili iniziative (specie se sono sponsorizzate da qualche amico). Se poi sorge la protesta si blocca tutto ed i primi paladini del No sono quelli che prima autorizzavano. Non conosco bene l’iter autoritativo delle pale eoliche ma mi domando: chi le autorizzava? E chi è oggi quello che si vanta di averle fermate con una moratoria quando quasi non c’è più spazio per farne? Ai posteri l’ardua sentenza.

Il territorio intanto o va in rovina o rimane cristallizzato e non utilizzato per l’opposizione oramai totale e capace di bloccare tutto. Il motto del Wwf era non opposizione cieca al progresso ma opposizione al progresso cieco e sintetizzava una filosofia corretta di uso del territorio. Oggi non c’è una opposizione al progresso cieco, ma una cieca opposizione a tutto dopo che il progresso cieco ha fatto danni.

 

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