ATRIPALDA – Se c’è una cosa che gli italiani sicuramente non sanno fare, che proprio non è connaturata con la loro indole, è la gestione. Pronti a scendere in piazza per i più paradossali referendum come se fosse questione di vita o di morte non riescono a gestire quotidianamente le strutture deputate alla risoluzione delle problematiche più varie.
La difesa dell’ambiente non fa eccezione. Milioni di euro vengono spesi per le più varie iniziative (referendum compresi), si realizzano anche impianti su impianti ma quando andiamo a gestirli allora si hanno le dolenti note. Nella mia oramai più che trentennale attività ho potuto notare che gestire un depuratore dopo averlo costruito è una impresa titanica. Innanzitutto la stessa concezione di gestione del depuratore appare sconosciuta a quasi tutte le amministrazioni che relegano tale attività tra quelle residuali da fare proprio se si ha qualcosa da investire dopo aver pensato a strade, pubblica illuminazione, cimitero, referendum e via dicendo. Con l’attuale situazione economica dei Comuni appare chiaro che le risorse dedicate alla depurazione sono sicuramente modeste ma ancora più modeste diventano se la depurazione è considerata attività residuale. Poi si affidano le gestioni a ditte che se le aggiudicano con ribassi improponibili per cui anche se sanno gestire non lo fanno perché non adeguatamente remunerate.
E, si badi bene, a tale logica non sfuggono gli enti pubblici che al contrario spesso gestiscono peggio delle strutture private, avendo troppo spesso anche una incapacità tecnica ed operativa che si aggiunge alle carenze economiche. Ed è così che su 10 depuratori solo 2 o 3 funzionano correttamente. La totale assenza di controlli (relegati agli interventi spot di qualche procura) favorisce inoltre tale situazione. E così migliaia di metri cubi di acque malamente depurate finiscono nei nostri fiumi. Si pensi che un Comune di 2000 abitanti scarica 400 mc al giorno di acque reflue 365 giorni l’anno. Oltre a ciò - ma in questo caso è l’assenza di adeguata cultura ambientale - i Comuni, una volta affidati i depuratori a terzi, se ne disinteressano totalmente lasciando spazio alle negligenze del gestore. Alla fine le decine di miliardi di lire o i milioni di euro spesi in depuratori finiscono per essere soldi buttati.
Se al contrario si vogliono rivedere i nostri fiumi in condizioni accettabili occorre rivedere l’attività amministrativa legata alla gestione delle strutture pubbliche con particolare riferimento agli impianti di depurazione. In primo luogo occorre verificare le reali necessità economiche legate alla gestione del depuratore e non accontentarsi di un semplice ribasso economico nell’affidamento della gara. Una volta individuata la struttura deputata alla gestione il Comune deve esercitare il diritto-dovere di controllo delle attività gestionali. Invece di affidare i controlli allo stesso gestore (controllore e controllato) il Comune può avocare a sé tale compito trattenendo il relativo importo ed affidando tale controllo a professionisti di fiducia e di provata esperienza che siano anche slegati dalle attività di gestione e quindi non legati a specifiche responsabilità se non quelle di un efficace controllo. Un tale esperimento si sta portando avanti ad opera di un giovane e fattivo sindaco irpino e speriamo che dia i suoi frutti.
Immaginate che una popolazione di 400.000 abitanti circa come quella irpina produce giornalmente una quantità di acque reflue pari a circa 80.000 mc (oltre 3.000 mc/h) ed immaginate la differenza che fa una simile portata sui fiumi ricettori se depurata bene o no. I depuratori sono stati definiti le nuove sorgenti, visto che quelle naturali sono state ampiamente captate e sottratte ai fiumi, e come tali possono funzionare se verranno gestiti correttamente: essi potranno fornire nuova vita ai fiumi o decretarne la morte definitiva. Sta a noi decidere cosa vogliamo e chiediamo ai nostri amministratori di operare più concretamente. Ciò avrà sicuramente un costo ma tale costo sarà ampiamente ripagato dai benefici.
Qualche giorno fa ho visto dei giovani pescare nel fiume Sabato a valle del Comune di Atripalda in un punto in cui 10-15 anni fa non ci si poteva avvicinare. Ciò fa ben sperare e mi si permetta una qualche soddisfazione personale avendo partecipato in prima persona al risanamento del fiume Sabato.
Il discorso non si limita all’Irpinia ma è l’Italia in queste stesse condizioni e qualche governatore di Regione farebbe bene a profondere almeno lo stesso impegno che ha posto nel promuovere inutili referendum nell’opera di gestione dei depuratori. È così che difenderà veramente il mare!
