BONITO – “Bonito sacra, radici cristiane di una comunità” è la nuova pubblicazione di Carlo Graziano, sacerdote nato a Bonito, ma residente a New York dal 1970. L’opera, come si legge sulla bandella di copertina, è il frutto più prezioso di oltre quaranta anni di studi. L’autore, infatti, ha racchiuso in essa la sintesi di molti suoi studi e ricerche che, a partire dal 1985, hanno caratterizzato il suo impegno per la comunità da cui ha avuto i natali. La parte più importante della trattazione, che privilegia gli argomenti che approfondiscono le radici religiose della comunità bonitese, è ripresa dal libro “Bonetum in Hirpinis”, che don Carlo aveva pubblicato nel 2016.
“È un patrimonio sacro ricco di fede e di arte – scrive in una breve introduzione – che consegno ai miei compaesani, affinché lo custodiscano con cura e lo arricchiscano con esempi sempre più fulgidi”. E, come ogni opera che traccia la storia di un paese, anche don Carlo è partito dal nome. Senza avventurarsi in una improbabile etimologia, sostiene che il nome è stato dato al paese dalla famiglia Bonito. Una famiglia nobile che Carlo De Lellis, nei suoi “Discorsi sulle famiglie nobili del Regno di Napoli”, fa discendere “dal vero ceppo dei patrizi latini” che aveva preso tale denominazione da San Bonito, vescovo di Clermont. Sempre citando il De Lellis, don Carlo Graziano risale ad un possessore della terra, tale Odo Bonito “enumerato negli anni 1270 e 1272 tra i feudatari napoletani” e poi “nell’anno 1300 menzionato per signore di Bonito, terra posta nel contenuto di Montefulcolo, della Baronia allora di Gesualdo”. Dal documento scritto dal De Lellis, don Carlo arriva alla conclusione che la famiglia Bonito possedeva la terra di Bonito ancor prima di Odo citato da De Lellis (che lui chiama Odo II). “Infatti – aggiunge l’autore – in una scrittura del 1141, conservata nel monastero di Cava de’ Tirreni, in cui si parla del feudo di Guglielmo Gesualdo (nato intorno al 1105), la terra di Bonito è presentata come suffeudo retto dal signore Odo Bonito (che chiama Odo I).
Odo II è una figura di grande rilievo nella storia di Bonito. Sposando Marzia Gesualdo, figlia del conte di Frigento assicura alla terra l’autonomia dandole la dignità di feudo di cui egli stesso diviene primo feudatario. La sua azione si estese anche alla Chiesa. Staccò la parrocchia di Bonito dal comprensorio di Apice e dalla Diocesi di Benevento, per renderla indipendente e poi aggregarla alla Diocesi di Ariano.
Dopo aver precisato i risvolti storici che caratterizzarono la vita di Bonito, don Carlo prende a trattare le radici cristiane che hanno accompagnato da sempre la religiosità e la fede dei bonitesi. Illustra via via la molteplicità delle icone e la varietà delle statue che impreziosivano le numerose chiesette del paese così come esso veniva progressivamente sviluppandosi intorno al castello normanno costruito intorno al 1130. Particolare attenzione viene dedicata a San Bonito. Partendo dalla nascita, il santo viene accompagnato in tutte le fasi della sua vita fatta di azioni a favore dei deboli, di miracoli, di digiuni e di preghiere. A Bonito, il suo culto fu introdotto da Giulio Cesare Bonito. La prima testimonianza risale al 10 giugno 1695, data in cui il papa Innocenzo XII concesse l’indulgenza plenaria ai fedeli che avessero visitato l’altare o la cappella del santo il giorno della festa (15 gennaio).
Il libro, ricco di immagini a colore tratta anche San Crescenzo, la Candelora, la divina Pastora, Santa Maria della Neve, la Madonna del latte e la presenza dei francescani che lasciarono una chiesa e un convento.
