ARIANO IRPINO – “Scrivo la storia perché la generazione che sorge alla fine del secolo vegga e tocchi che il secolo XIX non è stato davvero propizio per gli Arianesi. Il secolo passato... fu davvero il secolo d'oro; questo che muore è stato il secolo di ferro. Clero e laicato sono caduti in una specie di sonno catalettico, la situazione economica non è punto felice; se il presente è doloroso l'avvenire potrebbe essere anche più lagrimevole. Per questo fo la storia…perché rifatto l'ambiente che oggi è saturo di acido carbonico e fa sonnecchiare tutti, possano i futuri Arianesi trovarsi meglio di noi. A questo scopo ho composta una storia quasi di nuovo genere”.
È un passo che P. Nicola Flammia (1843-1917) dedica alla Storia di Ariano e che il prof. Francesco Barra, docente di storia moderna presso l’Università degli studi di Salerno, ha ricordato nel corso della sua relazione al convegno organizzato dell’Accademia “Girolamo Angeriano” con il patrocinio del Comune e della Diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia e svoltosi questa sera presso la sala Cineoasi Parzanese.
L’evento è stato sostenuto fortemente da mons. Sergio Melillo, vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia. La città di Ariano Irpino nella persona del sindaco Domenico Gambacorta ha patrocinato gratuitamente l’evento riconoscendo alla figura di Nicola Flammia, sacerdote, storico e critico letterario, il ruolo di educatore insigne e benefattore della Città, anche per il contributo quale consigliere comunale tra il 1880 fino alla fine del secolo XIX.
Il convegno di studi è stato coordinato da Andrea Covotta vicedirettore del Tg2 della Rai che ha svolto una riflessione sull’opera di Flammia la cui famiglia era originaria di Frigento. Il sindaco Gambacorta ha espresso il plauso perché le celebrazioni per il centenario della morte di Flammia potessero risultare a vantaggio della città e del mondo della cultura.
La relazione, come ricordato, è stata tenuta dallo storico Francesco Barra che ha inquadrato il ruolo positivo tenuto dal padre scolopio arianese al cui merito va ascritta la pubblicazione della Storia di Ariano, edita nel 1893, riconoscendo anche la vivacità culturale e giornalistica svolta, oltre che da Flammia, da Gabriele Grasso, Francesco Lo Parco e Felice Mazza attraverso gli organi di stampa arianesi del tempo. Inevitabile il riferimento alla storia di Ariano di Tommaso Vitale e, per quanto riguarda l’attività didattica del Flammia, al magistero di Francesco De Sanctis.
Il vescovo Melillo, nel suo intervento, ha incoraggiato la comunità ad approfondire nel suo complesso l’opera meritoria pastorale, culturale e storica del Flammia che presenta molti aspetti di attualità per il taglio educativo e formativo delle nuove generazioni.
Chi scrive, infine, nella sua qualità di vicepresidente dell’Accademia “Angeriano”, ha illustrato la figura di Flammia attraverso un ebook-elettronico curato per l’occasione dal titolo “P. Nicola Flammia, l’uomo, il sacerdote, lo storico, il critico”, pubblicato sul sito Calameo e che sarà distribuito e consultabile on-line. Annunciati il dono alla Diocesi di Ariano di un’operetta originale del Flammia, Novena alla Madonna Immacolata Concezione, che sarà conservata nella sala Parzanese, e la raccolta dei molteplici interventi e studi pubblicati su giornali e riviste specializzate come la Rivista storica del Sannio.
Per chi e perché scriveva la storia P. Nicola Flammia?: “Io non ho antecedenti, non avrò posteri: la mia famiglia è il mio io; spento il quale tutto è finito. Non dedico l'opera a persone poste sul candelabro, perché nessuno mi ha fatto cavaliere, nessuno mi ha fatto canonico, nessuno mi ha dato un piatto della mensa municipale. Nel mio lavoro non ci è soffio di partigianeria; fortunatamente non ho lasciato a brandelli la mia opinione negli ingranaggi delle fazioni; non ho avuto impieghi, non li ho cercati; dedito da 30 anni alla mia professione d'insegnante ho lavorato e lavoro per l'educazione della gioventù.
Scrivo la storia perché la generazione che sorge alla fine del secolo vegga e tocchi che il secolo XIX non è stato davvero propizio per gli Arianesi. Il secolo passato... fu davvero il secolo d'oro; questo che muore è stato il secolo di ferro. Clero e laicato sono caduti in una specie di sonno catalettico, la situazione economica non è punto felice; se il presente è doloroso l'avvenire potrebbe essere anche più lagrimevole. Per questo fo la storia…perché rifatto l'ambiente che oggi è saturo di acido carbonico e fa sonnecchiare tutti, possano i futuri Arianesi trovarsi meglio di noi. A questo scopo ho composta una storia quasi di nuovo genere”.




