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    20/08/2026

Trivellazioni, in una nota il no del coordinamento irpino

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita3_nopetrolio.jpgCASALBORE – "Apprendiamo dell’incontro avvenuto ieri, lunedì 10 dicembre, su invito del responsabile della direzione generale governo del territorio della Regione Campania,  Alberto Romeo Gentile, tra i funzionari della Regione e i sindaci dei Comuni interessati dai permessi di ricerca di idrocarburi denominati “Case Capozzi” e “Pietra Spaccata. I suddetti permessi comprendono 32 Comuni sanniti e 4 irpini (Casalbore, Montecalvo, Ariano Irpino, Melito Irpino). L’incontro è la conseguenza di una nota, redatta dai tecnici del ministero dello Sviluppo economico, che chiedeva alla Regione di procedere con gli atti d’intesa riguardanti i permessi di ricerca detenuti dalla società petrolifera Delta Energy Ltd.

Presenti i sindaci Michelantonio Panarese (Buonalbergo), Zaccaria Spina (Ginestra degli Schiavoni), Giuseppe Addabbo (Molinara), Domenico Vessichelli (Paduli), Antonio Michele (Pesco Sannita), Nicola De Vizio (San Giorgio la Molara), Raffaele Fabiano (Casalbore). Rappresentati per delega i Comuni di Foiano, Pago Veiano, Pietrelcina e San Nicola Manfredi.

Da quanto ci è dato sapere – si legge in un comunicato del coordinamento irpino NoTriv – la riunione ha avuto lo scopo di comunicare agli amministratori la volontà di Delta Energy di restringere a 8 Comuni l’area interessata dalla prima esplorazione.

A nostro parere, tutto ciò è, da un lato, il prodotto incontrovertibile della volontà della società e degli organi di governo di  portare a compimento l’iter del permesso di ricerca, dall’altro un subdolo tentativo di confondere le acque sottacendo le vere intenzioni. Ricordiamo che la legge denominata “Sblocca Italia” emanata dal governo Renzi prevede, con l’art. 38, il titolo concessorio unico che unifica le attività di ricerca e coltivazione. Questo significa che laddove venisse accordata l’attività di ricerca alla suddetta società essa sarebbe immediatamente autorizzata anche all’estrazione, trasporto e stoccaggio di idrocarburi liquidi e gassosi in tutto il perimetro della concessione. Si tratta, in sostanza, di consegnare, per un periodo di tempo indeterminato, il territorio dell’intero permesso di ricerca (e non quindi solo gli 8 Comuni interessati dalla prima esplorazione) alle avide multinazionali del petrolio.

Le popolazioni di Irpinia e Sannio hanno espresso più volte e con varie forme la propria netta contrarietà allo sfruttamento di questi territori (in ultimo il referendum dell’aprile 2016). In questi anni, i comitati no triv, insieme a tanti soggetti istituzionali, politici e associativi si sono adoperati per lo stop definitivo all’estrazione di idrocarburi, in favore di una transizione energetica democratica e pianificata che rispetti le peculiarità dei territori. L’economia fossile è obsoleta ed inquinante, assolutamente incompatibile con un territorio a vocazione agricola, turistica e naturalistica e già debole per via dell’alto rischio sismico. Per queste ragioni chiediamo ai ministri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, ai parlamentari irpini e sanniti, ai consiglieri regionali e provinciali di fare chiarezza rispetto all’incontro in questione, di esplicitare la propria posizione rispetto ai procedimenti in corso (compreso “Nusco” che riguarda l’Irpinia e giace nei cassetti del ministero) e di scongiurare con i fatti e al più presto qualsiasi ipotesi di ricerca petrolifera.

Invitiamo i sindaci dei Comuni interessati, che pure si sono dichiarati contrari ai progetti di ricerca in questione, di svolgere un’attività di informazione presso la cittadinanza, di non discutere esclusivamente nel chiuso di una stanza e di tradurre la propria contrarietà in atti formali. A questo proposito alleghiamo un’ipotesi di delibera comunale che ha come oggetto il ripristino della precedente versione del comma 3, art 14-quater, della Legge 241/1990 così da ristabilire uno strumento di esercizio e tutela delle prerogative democratiche, a garanzia delle ragioni dei territori, come sancito dalla Corte costituzionale.

Attendiamo risposte e atti concreti in tempi celeri. In caso contrario siamo pronti a mobilitarci in difesa dei nostri territori".

Proposta di delibera

Deliberazione N.  ...                                                                                                                                      in data ..........

COMUNE DI ______________________ 

 

Verbale di deliberazione del Consiglio Comunale

Seduta Pubblica

________________________________________________________________________

 

OGGETTO: DELIBERA  “Ripristino precedente versione del comma 3, art 14-quater, della Legge 241/1990


IL COMUNE di ______________________

PREMESSO CHE

lo scorso 22 Dicembre 2017 il Consiglio dei Ministri, sulla base della relazione (prot. n° 2429) del 21 Dicembre del Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, emanava, tramite propria delibera, le autorizzazioni necessarie all’esecuzione di un elenco di progetti ritenuti strategici e di pubblica utilità, così superando le necessarie intese con le Regioni interessate.Tra queste, emblematici i casi della Regione Abruzzo per quanto riguarda il procedimento di autorizzazione alla costruzione ed all’esercizio della centrale a gas che Snam-Tap intende costruire a Sulmona, nonché la prosecuzione del procedimento dell’istanza di autorizzazione per l'adeguamento delle strutture logistiche della Raffineria Eni di Taranto, al fine di consentire il completamento del c.d. “Progetto interregionale” del giacimento Tempa Rossa, con relativo megastoccaggio e raffinazione del greggio estratto in Basilicata.

Richiamandosi alle disposizioni dell’articolo 57 del Decreto legge n.5 del 9 febbraio 2012 – il cosiddetto decreto “Semplifica Italia”, convertito nella legge n.35 del 4 aprile 2012 – e dell’articolo 14-quater della legge n.241 del 7 agosto 1990 (“Nuove norme sul procedimento amministrativo”), il governo della precedente legislatura si appellava al “superamento della mancata intesa” con la Regione Puglia, “in considerazione della grande rilevanza strategica dell’opera per le politiche energetiche nazionali […]”. Oggetto della mancata intesa, nei due casi citati, è la materia energetica, rubricata a competenza di tipo concorrente, ai sensi dell’art. 117, comma 3, della vigente Costituzione.

CONSIDERATO CHE

in sede di Conferenza Stato Regioni tale materia avrebbe dovuto essere oggetto- a maggior ragione dopo il maxi emendamento della Legge di Stabilità per il 2016, approvato per scongiurare i 6 quesiti referendari “No Triv” promossi da 10 Regioni – di trattativa protratta “in senso forte”, come più volte richiesto dalla stessa Corte Costituzionale.

PRESO ATTO CHE

tramite una norma per il riordino della disciplina in materia di Conferenza dei Servizi, in attuazione dell’art. 2 della Legge 124 del 7/8/2015, il Dlgs 127 del 30/06/2016 modificava l’art. 14-quater, comma 3, della Legge 241/1990.

Tale atto normativo ha generato una situazione di dubbia legittimità costituzionale, sottraendo di fatto agli Enti Locali un fondamentale strumento di esercizio e tutela delle prerogative democratiche, a garanzia delle ragioni dei territori.

CONSIDERATO CHE

l’esito chiaro ed inequivocabile del Referendum di proposta di revisione costituzionale, celebrato a fine 2016,  ha ribadito, tra l’altro, la volontà popolare di mantenimento e valorizzazione delle prerogative concorrenti rubricate nel Titolo V della Costituzione, tra cui appunto la potestà concorrente in materia energetica.

Eliminando la procedura prevista dalla precedente versione dell’art. 14-quater della Legge 241/1990, oggi l’Esecutivo dispone del potere di superare l’opposizione delle Regioni, concedendo a suo piacimento la relativa “autorizzazione unica” (nel caso della Raffineria di Taranto per Tempa Rossa il decreto è del 20 Marzo scorso).

Per tutte le concessioni delle autorizzazioni riguardanti ricerca, estrazione, trasporto, stoccaggio, di idrocarburi liquidi e gassosi, lo Stato avrà mano libera, potendo utilizzare la formulazione tramite delibere della “prosecuzione del procedimento dell’intesa di autorizzazione”.

CONSIDERATO CHE

secondo il Ministero dello Sviluppo Economico si trovano oggi nella fase conclusiva del procedimento (fase decisoria dal decreto VIA alla conferenza dei servizi e all'emanazione del decreto di conferimento MISE):

26 istanze di ricerca di idrocarburi su terraferma (più 10 della Sicilia su cui non si hanno dati certi) in ben 11 Regioni. Oltre alla Sicilia, Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia e Veneto;

1 istanza di concessione di coltivazione: Colle Santo, in Abruzzo;

5 istanze di stoccaggio di idrocarburi: oltre alle 2 che interessano la Sicilia, di cui non si hanno notizie aggiornate, se ne contano 2 nelle Marche, 1 in Abruzzo, 1 in Lombardia ,1 in Molise.

Alcune sono già assurte agli onori della cronaca: ad esempio, "Masseria La Rocca" e "Palazzo San Gervasio", in Basilicata, "Colle Santo-Bomba" in Abruzzo, "San Benedetto Stoccaggio" nelle Marche, "Bagnolo Mella Stoccaggio" a Capriano, in Lombardia, etc.

PER TUTTE LE RAGIONI ESPOSTE IN PREMESSA

IL CONSIGLIO COMUNALE DI _________________________ DELIBERA  DI:

chiedere al Consiglio Regionale di calendarizzare quanto prima la discussione per ripristinare la precedente versione del comma 3, art 14-quater, della Legge 241/1990, tramite abrogazione del Dlgs 127 del 30/06/2016, e per addivenire all’approvazione di motivata delibera regionale che vincoli il presidente della Giunta a promuovere a tal fine una decisa iniziativa in sede di Conferenza Stato- Regioni.

Data…………….

Aggiornamento dell’11 dicembre 2018, ore 16.53 - Trivellazioni petrolifere in Irpinia e Sannio: il no dei parlamentari del Movimento 5 Stelle - "Lunedì mattina 29 amministratori locali tra Sannio ed Irpinia sono stati convocati presso la Regione Campania per esprimere il loro parere sui progetti della Delta Energy, Case Capozzi e Pietra Spaccata, volti a verificare la presenza di un giacimento petrolifero nel sottosuolo tra le province di Benevento e Avellino. Apprendiamo con soddisfazione che all’unanimità i 29 sindaci hanno dichiarato la loro contrarietà all’ennesima aggressione perpetrata a danno delle aree interne campane. Contrarietà che sottoscriviamo senza se e senza ma e che ribadiamo ulteriormente: nessuna indagine e nessuna perforazione deve essere condotta né nell’Irpinia né nel Sannio. Qualsiasi progetto che si muove in tal senso troverà la nostra più ferrea opposizione in tutte le sedi istituzionali. I nostri territori devono essere tutelati da questa ennesima follia che trova nel decreto Sblocca Italia la ragione di esistere. Non possiamo pagare ancora le scelte di chi, prima di noi, ha svenduto il nostro territorio al peggiore offerente. Saremo vigili e pronti a difendere la nostra terra". A dichiararlo sono i parlamentari irpini e sanniti del Movimento 5 Stelle, ovvero Pasquale Maglione, Michele Gubitosa, Generoso Maraia, Maria Pallini, Ugo Grassi, Danila De Lucia, Angela Ianaro e Sabrina Ricciardi.

Aggiornamento del 12 dicembre 2018, ore 12.59 – Risposta ai Cinque Stelle del coordinamento No triv - "La campagna elettorale è finita,  dalle parole si passi ai fatti!"  - Registriamo la replica dei parlamentari del Movimento 5 Stelle rispetto alle preoccupazioni da noi sollevate circa il rinnovato interesse della Delta Energy riguardo i permessi di ricerca di idrocarburi nel Sannio e in Irpinia. Essi si dicono contrari a qualsiasi indagine e perforazione in questi territori. Bene, ora dalle parole si passi ai fatti!  Ci preme ricordare che tale movimento è, ora, forza di governo ed è anche titolare dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, proprio quei ministeri che risultano essere decisori rispetto ai permessi di ricerca petrolifera.  Chiediamo, perciò, che vengano rigettati al più presto tutti i titoli minerari vigenti in Campania. Ci permettiamo, inoltre, di sottolineare come un cambio di rotta reale richiede scelte tempestive rispetto alle pregresse politiche energetiche ed economiche. La priorità, in questo senso, è la modifica sostanziale dello Sblocca Italia in direzione del ripristino dei diritti democratici dei territori, come riportato nelle sentenze della Corte Costituzionale.

I processi di decarbonizzazione e transizione ecologica sono oggi un urgente necessità, come ci dimostrano i report dell’Ipcc e i visibili disastri ambientali. Ragion per cui bisogna procedere ad una moratoria riguardante le nuove attività di ricerca-coltivazione e approvare un piano nazionale per lo smantellamento delle infrastrutture petrolifere non più produttive con il conseguente ripristino ambientale.  Rinnoviamo la nostra preoccupazione e auspichiamo processi trasparenti nell’interesse della salvaguardia dei territori e dei cittadini. Dal canto nostro ci impegniamo nelle prossime settimane a svolgere un’ampia attività di sensibilizzazione e mobilitazione sul territorio.

 

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