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    26/09/2026

Atripalda, il Tar annulla la giunta senza donne

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Il sindaco di Atripalda Paolo Spagnuolo e Valentina AquinoATRIPALDA – Il Tar di Salerno annulla la giunta comunale di Atripalda accogliendo il ricorso del socialista Ulderico Pacia. La composizione tutta al maschile votata il 18 maggio dovrà cedere il posto ad una presenza femminile, per garantire la parità di generi rappresentati, così come previsto dall’art. 51 della Costituzione. L’assessore Psi, eletto nelle file della maggioranza e passato all’opposizione in aperta critica con il proprio compagno di partito Dimitri Musto, “reo”di aver accettato un posto in giunta senza il beneplacito del direttivo socialista, aveva impugnato a luglio il decreto che sanciva la nascita della squadra di governo scelta dal sindaco, l’avvocato Paolo Spagnuolo. «Un premio per i voti ricevuti, questo è stato il criterio che ho adottato», si è così giustificato il primo cittadino a più riprese, includendo nell’organico il vicesindaco Luigi Tuccia (Pd), Antonio Iannaccone e Giuseppe Spagnuolo (Udc), Antonio Prezioso (Fli) e il “dissidente” Psi Dimitri Musto.

Le infinite discussioni da “manuale Cencelli” bloccarono l’ingresso in giunta di Valentina Aquino, Pd, a causa dei veti dell’Udc, il partito più rappresentato nell’assise municipale. Ora il nome della delegata allo sport e alle politiche giovanili torna prepotentemente in gioco. Ad oggi, infatti, la sostituzione in giunta proprio con Musto, assessore alle politiche sociali, sembra la soluzione più probabile. In posizione defilata, anche quella che fu l’ultima degli eletti, Fabiola Scioscia, in quota Fli, potrebbe ambire al posto che darebbe corpo alla sentenza depositata il 5 dicembre. La consigliera si è detta più volte «in attesa di risposte da parte del sindaco». L’altalena tra gli accordi pre-elettorali e le varie guerre di posizione tra le forze in atto mette ora nero su bianco l’ennesima incongruenza di questi otto mesi di governo cittadino. Un errore “burocratico” a suo modo grossolano – la giunta composta di soli uomini – mette bene in luce la difficoltà di Spagnuolo di tenere saldi i fili sottilissimi che legano la maggioranza. «Io mi sento tranquillo. Mi spiace che la sentenza – a cui darò risoluzione in tempi brevi – arrivi a paralizzare temporaneamente l’operato del Comune, anche se non ha valore retroattivo, dunque tutti i provvedimenti votati finora sono validi. È un peccato che chi abbia proposto il ricorso – Pacia – l’abbia fatto per astio, desiderio di rivalsa verso un proprio membro di partito. Di questo dovrà tenerne conto ai propri elettori. Ognuno si assuma le proprie responsabilità – rincara il sindaco – noi continueremo a lavorare per restituire ai cittadini un Comune risanato».

Che sia per astio, giochi politici o semplice applicazione della legge, Ulderico Pacia può dirsi di sicuro soddisfatto avendo portato a casa la “vittoria” di cui si è fatto artefice l’avvocato Arturo Iaione, insieme con Maria Teresa Tarsitano. Iaione, d’area socialista, già candidato sindaco nel 2007 che lo vide contrapporsi – perdente – ad Aldo Laurenzano, non si sente un vincitore. «Quando vince la legge siamo tutti vincitori, era un ricorso di cui ero molto convinto, altrimenti non l’avrei fatto». Una scelta dettata dalla semplice applicazione della Costituzione, e non contro qualcuno: «Una ripicca verso Musto? Non mi riguarda. È una discussione che esce fuori dalla segreteria provinciale Psi. A Musto, che dice che in quanto non tesserato non posso pronunciarmi, dico che la questione politica dovranno risolverla loro. Non mi interessa, l’ho fatto per correttezza verso la mia professione». Per quanto riguarda l’avvocato Spagnuolo, invece, «se è un galantuomo dovrebbe dire che questa vicenda nasce molto prima della composizione della giunta, come gli ho detto più volte».

Alla sentenza, dunque, dovrà seguire come detto l’accordo politico. A quanto ammonterà la conta degli scontenti? Per ora  − nell’ombra – guidano la classifica i soliti noti: i cittadini delusi.

 

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