MUGNANO DEL CARDINALE – È stato presentato qualche giorno fa, a Mugnano del Cardinale, un interessante volume di Carmine Accetta (“Pittura Napoletana”, D’Oriano editore), giovane critico d’arte, contenente studi inediti sulla pittura napoletana a sfondo religioso nel Mandamento di Baiano, dal ‘500 al’ 700, relativi ad opere presenti in edifici di culto tra Mugnano, Avella e Baiano.
Carmine Filomeno Accetta, promettente storico mugnanese e docente di storia dell’arte, ha già prodotto diverse pubblicazioni di spiccato interesse, tra cui una monografia sull’artista napoletano Nicola Malinconico, sulla produzione di Luca Giordano ed una guida turistica su Avella e dintorni.
In questo nuovo libro, di gradevole veste editoriale, il giovane professore rivolge particolare attenzione ad alcune espressioni pittoriche, dal XVI al XVIII secolo, di una produzione artistica inquadrata nell’evoluzione storico-sociale e nel contesto geografico del Regno meridionale, sviluppando un’accurata analisi delle opere anche sotto il profilo iconografico ed iconologico.
Il testo è articolato in quattro capitoli, il primo dei quali inquadra lo scenario artistico napoletano nell’arco dei secoli considerati, con una sintetica ricostruzione del rapporto tra la capitale vicereale e la periferia del Regno in una trattazione metodologicamente rigorosa, ricca di spunti e citazioni oltre che corredata da un ampio apparato di note e riferimenti bibliografici.
Si muove dalla considerazione che la produzione artistica e pittorica si connette strettamente agli avvenimenti storico-politici, tra cui la Riforma e Controriforma, la perdita di autonomia dello Stato meridionale, la soggezione alla Spagna ed il nuovo ordinamento vicereale. Dal ‘500 inizia però un grande processo di crescita di Napoli come capitale europea, alimentata da una alluvione immigratoria dalle periferie del Regno con l’insediamento in città della nobiltà feudale che determina, tra l’altro, lo sviluppo di un’edilizia di lusso, oltre ad importanti edifici pubblici, piazze e fontane, sullo sfondo di una vita artistica e culturale di livello.
Nel vigore e nei fermenti culturali della fascinosa Napoli cinquecentesca e dei periodi successivi emergono la filosofia umanistica e le accademie, tra cui quella animata da Giovanni Pontano (da lui denominata “Pontaniana”), maestro dell’Umanesimo napoletano, accademia che diviene uno dei più importanti sodalizi culturali dell’epoca. Nella capitale partenopea – come ci ricorda lo storico Giuseppe Galasso – lavorano grandi artisti napoletani e non, da Girolamo Santacroce a Caravaggio, da Salvator Rosa a Mattia Preti, da Solimena a Luca Giordano, e “la vita letteraria, il teatro e gli spettacoli in generale erano assai animati”.
La città di Napoli, nello sviluppo anche dei secoli successivi, diviene così una notevole metropoli d’Europa, di grande bellezza e vivacità, che concentra popolazione attraendo le principali risorse e strutture del Regno ed accentra in sé l’amministrazione pubblica meridionale. Sorgono ancora fastosi palazzi nobiliari, il palazzo reale del viceré viene ingrandito, nell’antica reggia di Castel Capuano si concentrano i tribunali, la reggia di Castelnuovo si trasforma in una grande fortezza a difesa della città assieme a Castel dell’Ovo e Castel Sant’Elmo.
Nel 1631 si registra una fortissima eruzione vulcanica e nel 1647 la tragica e notissima rivolta popolare di Masaniello contro il fiscalismo spagnolo, con l’ennesimo aumento delle gabelle e del costo della vita, determinata da un crogiuolo di motivazioni tra cui l’avversione alla prepotenza feudale ed il conseguente tentativo di rovesciare gli equilibri di potere con i “baroni”, la secolare contesa tra il popolo e la nobiltà, le correnti avverse alla dominazione spagnola. Il moto di Masaniello dura tuttavia solo pochi movimentatissimi giorni sino alla tragica morte del pescatore capopopolo assassinato il 17 luglio dello stesso anno.
Nel secondo capitolo lo sguardo dell’autore si sposta da Napoli al territorio immediatamente periferico e, in particolare, a quei centri compresi nel cosiddetto “Mandamento di Baiano”, posto a metà strada tra Napoli ed Avellino, lungo la storica via Nazionale delle Puglie e costituito da sei Comuni, tra cui i principali sono appunto Baiano, Avella – già sede di diocesi – e Mugnano del Cardinale (oltre a Sperone, Quadrelle e Sirignano ).
Il Mandamento (espressione con cui si indicava la giurisdizione pretorile), di estensione non grande, fa parte amministrativamente della provincia di Avellino, a sua volta “terra di mezzo” che si pone lungo la direttrice Ovest-Est – tra i due mari Tirreno ed Adriatico – e presenta una specifica identità e fisionomia omogenea, più simile sotto il profilo storico ed etnografico al comprensorio della piana nolana che non al territorio avellinese.
Accetta si concentra in modo puntuale su elementi di produzione artistica di epoca moderna che si rinvengono nei centri principali del Mandamento, che presenta un significativo ma poco conosciuto patrimonio artistico-religioso, in particolare nella collegiata di San Giovanni e nel convento della SS. Annunziata di Avella, nella chiesa parrocchiale dell’Ascensione e nell’importante santuario di Santa Filomena a Mugnano e nella chiesa di Santa Croce di Baiano.
Il terzo capitolo è dedicato ad una rigorosa e puntuale analisi delle singole opere, riprodotte in trentasei figure considerate in particolare sotto il profilo iconografico, che mostrano l’interesse delle comunità locali per il culto religioso e contengono interessanti riferimenti alla storia di quel territorio, con opere di Decio Tramontano, Nicola Malinconico, Leonardo da Pistoia, autori ignoti, a cui l'autore dedica accurate trattazioni.
L’opera di Accetta risulta pregevole e merita di essere apprezzata soprattutto per l’interesse e l’originalità degli studi svolti, nonostante le difficoltà nel reperimento dei documenti, mettendo in evidenza significativi elementi di patrimonio storico-artistico finora mai rappresentati nei cataloghi ufficiali e nelle produzioni esistenti.
Vale più che mai la opportunità di promuovere a livello territoriale la conoscenza dell’arte come linguaggio universale non verbale che consente di comprendere meglio il passato ed interpretare il presente, e soprattutto di approfondire la valorizzazione del proprio territorio non solo attraverso l'esplorazione del profilo geofisico ma anche di quello storico-artistico.
In definitiva lo sviluppo della provincia e delle sue variegate componenti territoriali, tra cui l’area della Bassa Irpinia e del Mandamento, deve far forza anche sulla consapevolezza e valorizzazione del patrimonio d’arte e sulla organizzazione degli itinerari turistico-culturali che attraversano il territorio, anche recuperando il lavoro a suo tempo impostato nella preparazione del Giubileo del 2000.
