ATRIPALDA – È stata subito ribattezzata la rivoluzione dei rifiuti quella della differenziata porta a porta ad Atripalda. La nuova modalità di raccolta, un servizio ahinoi normalissimo per l’estero, ma attivo già da tempo in molte altre realtà della regione e d’Italia, porta ufficialmente la data del 2 maggio scorso. La partenza, prevedibilmente, non è stata delle migliori. La consegna dei nuovi bidoni è andata molto a rilento, escludendo interi pezzi di città, specie delle periferie. Nelle traverse di via Appia, ad esempio, sono arrivati solo nel corso di questa settimana. Tanti i dubbi sorti nei cittadini, poco aiutati da una campagna informativa che quasi non c’è stata.
Differenziazione e orari di conferimento dei rifiuti i primi nodi da sciogliere. Poi è arrivata finalmente comunicazione da parte del commissario speciale ai rifiuti, la segretaria comunale Curto, passata alla gestione del nuovo servizio in vece dell’assessore all’Ambiente Prezioso, spodestato del suo ruolo per la vicenda dei debiti contratti con IrpiniAmbiente da parte dell’amministrazione. In molti condomini sono scoppiate le proteste per l’allocazione dei nuovi carrellati all’interno dei portoni, per quelle abitazioni che non possono usufruire di uno spazio antistante capace di ospitare i cinque contenitori (vedi foto). Questi ultimi sono in comodato d’uso gratuito e dunque la tutela, nonché la pulizia, spetta ai cittadini. Nel corso della prima settimana, il nuovo sistema ha convissuto con i cassonetti tradizionali. L’unica prescrizione per gli atripaldesi ai quali non fossero stati ancora consegnati i nuovi bidoni è stata quella di doversi attenere lo stesso agli orari di conferimento del porta a porta: per l’umido, il martedì, giovedì e sabato entro le ore 6 o dalle 22 della sera prima; per l’indifferenziato, lunedì e venerdì; per la carta, il mercoledì entro le 12; mercoledì anche per plastica e alluminio, ma entro le 6 o dalle 22 sera prima; il vetro al sabato entro le 12. Per rifiuti ingombranti e vecchi elettrodomestici occorre prenotarsi al numero verde 840-068477.
Vuoi la novità, vuoi la minaccia del pugno di ferro da parte del sindaco Spagnuolo a chi non rispetti le varie procedure – con multe che vanno dai 25 ai 500 euro – è scoppiata una vera e propria psicosi del rifiuto nelle famiglie atripaldesi. Difficile prevedere quanto tempo ancora ci vorrà per trovare un equilibrio tra cittadini, amministrazione e IrpiniAmbiente. Per il momento, il rapporto tra costi e benefici del cambiamento si fanno notare tutti in negativo.
La situazione, non solo ambientale, si fa dunque sempre più calda. Dal prossimo primo luglio la normativa prevede il ritorno delle competenze in materia agli enti locali: nello specifico, organizzazione e gestione del ciclo di raccolta, avvio, smaltimento e recupero dei rifiuti urbani, nonché la riscossione dei relativi tributi. Nel frattempo, in attesa di avere chiarimenti sulla nuova gestione, così come è stato richiesto da tutte le società provinciali di gestione (Gisec per Caserta, Samte per Benevento, Ecoambiente per Salerno, Sapna per Napoli), IrpiniAmbiente dovrà garantire il servizio. La situazione societaria, come è noto, non è delle migliori. I crediti aumentano e molti comuni non sembrano ancora dare segnali concreti per rimettersi in carreggiata, anche dopo l’ultimo incontro avvenuto in settimana in prefettura. Nonostante il blocco di raccolta scattato per undici Comuni morosi, tra cui Avellino, il servizio è ripreso in tutti i centri della provincia. Ma la società non si è fermata qui. Sono state inoltrate altre 34 sollecitazioni di pagamento per altrettanti comuni in relazione a vecchie fatture. La Provincia, socio unico di IrpiniAmbiente, continua a monitorare la difficile situazione, di comune accordo con la prefettura. I rispettivi responsabili, Coppola e Guidato, sferzano su più fronti gli attori in campo: ad IrpiniAmbiente si chiede di garantire l’efficienza del servizio nonostante l’assenza di liquidità per non arrecare danno alla popolazione e all’ambiente, specie con l’avvicinarsi della stagione estiva; ai Comuni si chiede di saldare quanto prima i debiti maturati. Questi ultimi, nella maggior parte dei casi, hanno le casse vuote, come ad Atripalda, e non possono fare altro che temporeggiare. Un cane che si morde la coda. La speranza è che la buona volontà dei cittadini sia più forte delle storture dell’attuale sistema.
