ATRIPALDA – «Se sono vivo, ci torno volentieri». Con un sorriso largo e coerentemente con la sua filosofia, Aldo Masullo saluta così il pubblico della IV Fiera del Libro di Atripalda, dopo esserci tornato per la seconda volta dopo la passata edizione. L’evento che chiude la manifestazione nella maestosa Dogana dei grani di Piazza Umberto I è la presentazione dell’ultimo libro del professore e filosofo morale alla Federico II di Napoli, ma dalle origini irpine. Piccolo teatro filosofico. Dialoghi su anima, verità, giustizia, tempo, edito dalla milanese Mursia nella collana Tracce (135 pp., 14€), identifica il dialogo come l’essenza del pensiero, «la situazione umana in cui irrompe la filosofia», come leggiamo sulla quarta di copertina, «le trascrizioni autentiche del dialogo interiore dell’autore nella sua solitudine».
Introdotto da Ciro De Pasquale, il professor Masullo dedica la sua prima riflessione alla nostra terra, «sono orgoglioso di essere irpino – dice – la mia è un’emozione legata alla nostalgia, il posto dove sono nato ma non ho mai vissuto. Un luogo dal fascino naturale, non selvaggio, che rivela quanta cultura ci sia dietro questa apparente naturalezza». Dunque il libro. Il dialogo come chiave di lettura per interpretare la disgregazione del nostro tempo, in cui si rifugge dalla realtà, «come un topo che scappa dentro il buco nel muro». Con il dialogo si può passare «dalla debolezza alla forza» perché è un motore che si alimenta da sé, procede rapido come «i baci o le ciliegie, una dopo l’altra», è l’approccio naturale al mondo, divertentissimo e non faticoso. Ed è senza fine, poiché tutto si sospende, nulla finisce mai, «quando il nostro dialogo finirà fisicamente fra un po’, continuerà a macinare nelle nostre menti, perché ha attivato il motore». I dialoghi, dunque, maturano in uno stato generale di attesa, poiché noi, vivendo, ci formiamo l’idea del futuro, non viviamo sommersi nel presente, «la testa è fuori e guarda avanti». Un senso di attesa che attanaglia specie il nostro Sud, dove «governi, pessimisti, speculatori, tutti giocano sulla nostra attesa».
Anima, verità, giustizia e tempo. Questi i dialoghi che Masullo mette in scienza nel suo personalissimo teatro presentando di volta in volta i personaggi, interpreti del suo pensiero: l’anima e l’automa, condannato alla riproducibilità e non all’invenzione; un Benedetto papa che ha i tratti vaghi di Joseph Ratzinger e il principe del dubbio, Amleto; Giordano Bruno e un procuratore; l’Eraclito del panta rei, tutto scorre, con un vecchio orologiaio.
È una piacevolissima lezione quella di Masullo, che travalica il testo per approdare nella linguistica, la semantica, la scienza politica. Con la calma e la lucidità di un giovane novantenne. I dialoghi come motore non violento del cambiamento: «Oggi dobbiamo dolerci dell’assenza della politica, non del fatto che sia insopportabile. Ripartiamo dalle piccole battaglie. Occorrono piccoli nuclei di resistenza etico-estetica». È successo che «dedicarsi ai libri è diventato un atto cospiratorio, come dei sovversivi fuorilegge. Ma dovremmo ripartire dall’etimologia di ‘cospirare’, che vuol dire respirare insieme. Bisogna unirsi per rivendicare le proprie ragioni». La chiusura dedica nuovamente un pensiero all’Irpinia e al Meridione: «Mancano le associazioni, è una sorta di prolungato feudalesimo dove ognuno ha i suoi protettori, e qui in zona non mancano». La speranza? «Moltiplicare le fiamme, quelle della passione, abbiamo il dovere di fare».
Aldo Masullo, lo ricordiamo, è nato ad Avellino il 12 aprile 1923. Compie gli studi superiori a Nola. Professore ordinario dal 1967, ha insegnato Filosofia morale all’Università Federico II di Napoli. Come indipendente di sinistra è stato eletto alla Camera dei deputati dal 1972 al 1976, poi senatore dal 1976 al 1979 e dal 1992 al 1994. Tra le sue opere ricordiamo Fichte. L’intersoggetività e l’originario (Guida, 1986), Il tempo e la grazia (Donzelli, 1995), Metafisica. Storia di un’idea (Donzelli, 1996), La potenza della scissione (Esi, 1997), Paticità e indifferenza (Il Melangolo, 2003).




