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    20/03/2019

Il« lupo» ne fa cento, Leondino Pescatore racconta il secolo biancoverde

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Da sinistra: Generoso Picone, Leondino Pescatore, Norberto Vitale,  Gianfilippo Reali, Gianni ImprotaAVELLINO – Cento anni di storia, vittorie e sconfitte. Cento anni di gol, sudore e passione. Sono questi gli anni del “Lupo” per eccellenza, l’Unione Sportiva Avellino 1912, per tutti i tifosi e gli appassionati semplicemente “Uesse”. Raccogliere fatti, ricordi e risultati di un secolo non è semplice. Specie se si tratta di un racconto denso come può esserlo solo una storia di sport, di calcio, di una piccola provincia del Sud. Ci ha provato Leondino Pescatore, giornalista sportivo di lungo corso del Corriere dello Sport, fondatore dell’agenzia giornalistica Lps. Al circolo della stampa è stato presentato ieri il primo volume dell’opera Avellino che storia. 100 anni da lupi (141 pp., 12€, Lps Editore). Ad introdurre Norberto Vitale, l’autore Leondino Pescatore, il direttore del Mattino di Avellino, Generoso Picone, e due vecchie glorie, Gian Filippo Reali e Gianni Improta, rispettivamente classe ’51 e ’48.

Il libro copre gli anni che vanno dal 1912 al 1978, Dal niente alla serie A, recita il sottotitolo. Di grande formato, a colori, tante foto, documenti, risultati e formazioni, l’opera si propone di diventare la vera e propria bibbia del tifoso avellinese. Un libro a cui si aggiungeranno altri due volumi, con il racconto degli anni ’78-’88 (Dieci anni di serie A) e ’88-2012 (Declino, fallimento e rinascita), disponibili a marzo e giugno 2013. Un’iniziativa editoriale che vuole integrare e “rimpiazzare” i quattro volumi dello stesso Pescatore usciti nel 1986, Avellino: una squadra, una storia (1912-1985), a suo dire «un po’ disordinati, come una vecchia enciclopedia», e del successivo AvelliNovanta (2002).

«Ricostruire questa storia è stata una vera impresa, dice Pescatore. Anche se non ha la pretesa di essere un’opera storiografica, ho spulciato emeroteche e archivi personali, recuperando documenti preziosissimi, che aiutano a capire bene anche sterili polemiche attuali». Come quella sul centenario, per iniziare. «Il 1912 è una data convenzionale, non ufficiale. La Figc, la Federazione italiana giuoco calcio, non veniva riconosciuta a livello internazionale dalla Fifa perché le 14 squadre del campionato erano tutte del nord. Bisognava rispettare un principio di territorialità. Ci fu allora una sorta di chiamata a raccolta nel sud per censire le varie società. La Polisportiva Avellinese, che tra l’altro non si occupava nemmeno di calcio, fu inserita in questa lista, datata primo dicembre 1912. Non è un caso che molte società compiano il centenario quest’anno».

Fu solo nel 1944 che – sempre a dicembre – Antonio Picone, padre del giornalista Generoso, insieme ad altri tredici «temerari», firma l’atto costitutivo della società. Nasce l’U.S. Avellino. «Mio padre aveva solo 23 anni quando si buttò in questa impresa, racconta Picone. Era uno studente di economia che tornava nella sua città dopo la guerra. C’era voglia di ripartire, uno spirito eccezionale che noi abbiamo perso, una sana provincia, oggi spesso descritta con quella retorica dell’orgoglio irpino più dannosa che utile».

«È un peccato che molti tifosi che oggi “rinnegano” l’Associazione sportiva Avellino (nata dal fallimento dichiarato nel 2009) ­­­–  continua Pescatore − si siano allontanati dal Partenio-Lombardi. Sarei curioso di sapere quanti non verrebbero a rivedere il Lupo nel caso mister Rastelli riesca ad agguantare quest’anno il traguardo della B».

In sala tanti gli “Avellino” presenti: da mister Enzo Pulcinella, un uomo per tutte le stagioni, primo a sedere in panchina nello stadio rinnovato il 13 dicembre 1970, all’attuale Massimo Rastelli. Oltre al bomber Gigi Molino, Gigi Pavarese, Nicola Dionisio, lo storico leader, “il principino”, e Mario Dell’Anno, capo ultrà dei Green stars. Walter Taccone, l’attuale presidente, ribadisce con forza che la cadetteria rimane l’obiettivo stagionale. In collegamento telefonico Tony Gianmarinaro, classe ’31, mister biancoverde dal ’72 al ’76, che fu a capo della prima promozione in B nel 1973. Impossibilitato per motivi di salute, non ha voluto rinunciare ad un saluto commosso, applaudito da tutta la sala.

Non sono mancati, prevedibilmente, gli aneddoti legati al vulcanico Antonio Sibilia. Gian Filippo Reali, terzino coriaceo dell’anno della promozione, uno dei veri leader della squadra insieme con l’indimenticato capitano Lombardi, racconta di quando, in vacanza, senza aver lasciato il suo numero a nessuno, fu contattato ugualmente da Sibilia che, contro la sua volontà, disse di averlo appena ceduto all’Atalanta. O della spropositata grandezza della casa di Mercogliano che Sibilia utilizzò per convincere Gianni Improta, il “baronetto di Posillipo”, a vestire la maglia biancoverde per la stagione ’74-‘75. Piccole note a margine di una storia lunga un secolo. Pescatore, dal canto suo, si augura di riscrivere gli ultimi fogli aggiungendovi la promozione del prossimo giugno. Un “visto, si stampi” su cui metterebbe volentieri la firma.

 

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