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    05/07/2022

L’occhio sulla città/Si è chiuso un capitolo, mica la storia!

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Calcio9_av_turris.jpgAVELLINO – L’occhio sulla città di questa settimana guarda al calcio con alcune considerazioni sul campionato dell’Avellino. La nostra vuol provare ad essere ancora una volta un’analisi lucida ed obbiettiva ma, credeteci, per chi come noi ha seguito tutte le partite dell’Avellino, per chi come noi ci ha sempre creduto o ha voluto ostinatamente crederci,  è difficile, davvero difficile. È difficile scrivere questo pezzo, è difficile immaginare di doversi preparare a vivere un’altra stagione di Lega Pro, è difficile non rischiare di essere ripetitivi, ma tant’è.

Specchio di  un campionato nel complesso deludente  è stata una squadra con “mancanze” evidenti in fase di costruzione e rinforzata peggio, con altrettanta “superficialità” nel mercato di “riparazione” di gennaio. Errori, questi, per la verità tutti ammessi dalla proprietà nell’immediato post gara di Avellino-Foggia (unica gara playoff disputata dai biancoverdi), una  proprietà probabilmente poco esperta che ha finito col fidarsi, anzi affidarsi a persone che indubitabilmente nei fatti hanno mostrato inadeguatezza. Le  responsabilità di un fallimento sportivo sono sempre un concorso di colpe ma l’eccezionalità dello specifico è nel sentire di poter affermare che gli unici non colpevoli di questa inappellabile débacle restano senza dubbio il presidente D’Agostino colpevole, se colpa può essere questa, di aver messo a disposizione dell’area tecnica una gran quantità di denaro, e il direttore sportivo Enzo De Vito, arrivato a febbraio a mettere a disposizione la sua riconosciuta esperienza in un momento tanto delicato.

È stata una stagione dai due volti, con un Avellino poco brillante soprattutto nei secondi tempi, stanco, abulico, arrogante, supponente e presuntuoso nelle gare casalinghe, mentre più fluido, godibile insomma anche piacevole da guardare nelle gare in trasferta. Non dissimile la gara dei playoff disputata con il Foggia, con i lupi praticamente perfetti nel primo tempo ed  evanescenti, incapaci di impostare e produrre  gioco ed azioni degne di nota nel secondo tempo.

Ci si è appellati spesso, pur a ragione, ad una condizione fisico-atletica non ottimale, agli infortuni, alle squalifiche, ai casi legati alle contingenze di ordine sanitario ma certo questo non poteva e non doveva rappresentare un alibi per nessuno.

Si è continuato ad  assistere,  invece, ad una catena di errori come in una macchina perfetta ma al contrario: “una perfetta macchina imperfetta”. Si è sempre preferito il metro della mediazione e del dialogo che  nei fatti non ha pagato, anzi ha fatto venir fuori un lato dei calciatori che mai ci saremmo aspettati: fatta salva qualche rara eccezione, si sono assecondate richieste di uomini venali, di ragazzini viziati, che hanno avanzato pretese, giocato al rialzo, insomma capito il gioco e “calato la mossa dell’azzardo, poveri loro”.

Fin qui il gruppo squadra. Ora, se Braglia si è dimostrato essere l’eroe del quasi disastro di costruzione: un ingegnere colpevole di acclarati quanto macroscopici errori nelle fondamenta, con Di Somma nei panni del geometra poco avveduto ed attento, mister Gautieri è forse riuscito nell’impresa di far peggio. Si perché  non è sembrato essere in grado di motivare adeguatamente i biancoverdi nel momento in cui ne avevano più bisogno, una squadra, un gruppo che, probabilmente, non ha mai sentito davvero suo...Non può essere sottaciuta, inoltre, la conclamata difficoltà della squadra a “chiudere le partite”. Insomma, “un traghettatore che ha perso i remi alla prima pagaiata”.

I colpevoli sono stati individuati, qualcuno ha già pagato ed altri pagheranno, ne siamo certi.

La legittima delusione per i risultati sportivi, com’è ovvio, ci porta ad ascoltare verbi quali archiviare, dimenticare  ma anche, a contrappunto, resettare, azzerare, ripartire, perché  in fondo  si è chiuso un capitolo, non è mica finita la storia! Perciò, basta rimpianti, dubbi, perplessità: tutti uniti  dalla stessa parte , dalla parte dell’Avellino per guardare al futuro con ottimismo.

Ciò che è accaduto deve servirci da sprone perché nel calcio come nello sport non ci si deve mai accontentare, come sottolineato in più di un nostro sguardo sull’argomento, il partecipare lasciamolo allo “sportivo” Pierre de Coubertin.

Per la verità la scelta di un direttore sportivo giovane, navigato e non di meno avellinese come Enzo De Vito sembra proprio andare nella direzione appena auspicata; la progettualità, pur garantita a più riprese e la solidità economica della società faranno il resto.

In fondo sono proprio solide fondamenta a rappresentare la garanzia per solide certezze. Insomma, le premesse perché l’Avellino possa non deluderci disputando un campionato di vertice, da protagonista, sembrano esserci tutte. Ai tifosi e a noi operatori dell’informazione, non resta che essere compatti e fiduciosi.

Buon lavoro alla società, buon lavoro al direttore De Vito e...ovviamente sempre viva il lupo!

 

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