AVELLINO – Anche ieri numerosi sono stati gl’interventi di vigili del fuoco e degli agenti della forestale per spegnare incendi divampati qua e là in provincia. Per fortuna non hanno assunto le dimensioni di quelli che nei giorni scorsi hanno devastato i boschi alle pendici del Partenio e del rogo che è costato la vita sulle montagne del Vallo di Lauro all’operaio della Sma Michele Ciglione. In proposito proseguono le indagini aperte dalla Procura della Repubblica di Avellino volte ad accertare da un lato le responsabilità dell’autotrasportatore Giuseppe La Marca, proprietario del terreno dal quale sarebbe partito l’incendio (il cui arresto è stato convalidato dal Gip il quale però lo ha rimesso in libertà ritenendo probabilmente che non ci sia pericolo di reiterazione del reato) e, dall’altro, le eventuali altre responsabilità in ordine allo sviluppo dell’incendio, all’idoneità dell’attrezzatura in dotazione dell’operaio, alla tempestività dei soccorsi.
Agli arresti domiciliari, invece, la donna 66 enne, originario di Caposele, ma residente a Sant’Angelo dei Lombardi, che sarebbe stata filmata dalle apparecchiature all’uopo allestite dal nucleo investigativo provinciale di polizia forestale (il Nipaf) mentre appiccava il fuoco in un boschetto nei pressi dell’abbazia del Goleto, località oggetto di diversi episodi incendiari negli ultimi tempi.
C.V, queste le iniziali della presunta piromane che ha seri problemi di salute, nega ogni addebito. Per i suoi legali sarebbe estranea ai fatti a lei addebitati, in quanto non sarebbe un comportamento logico dare fuoco alla vegetazione proprio nelle adiacenze della sua abitazione, rischiando di ridurla in cenere. Gli avvocato difensori, in ogni caso, hanno chiesto di poter prendere visione dei filmati che, secondo gl’inquirenti, incastrerebbero la donna.
Intanto, la Dda sta indagando per accertare se dietro alcuni roghi verificatisi negli ultimi anni al confine tra Irpinia e Napoletano ci possa essere la mano della camorra. La criminalità organizzata approfitterebbe della bruciatura dei residui vegetali, frequenti e diffusi sul territorio in epoca di raccolto delle nocciole e delle castagne, per incenerire, in contemporanea, anche rifiuti speciali. Su questa ipotesi stanno lavorando gl’investigatori della direzione distrettuale antimafia.




