AVELLINO - Un’approfondita indagine, condotta dalla Procura della Repubblica di Sant’Angelo dei Lombardi e eseguita in modo impeccabile dalla Guardia di Finanza di Avellino, nucleo di Polizia tributaria, dalla tenenza della Guardia di Finanza e sezione di polizia giudiziaria di Sant’Angelo dei Lombardi, ha ricostruito l’intero filmato del fallimento della Almec spa, uno dei fiori all’occhiello dell’industrializzazione in Altirpinia. La fabbrica di Nusco – che dava lavoro a 280 operai e che forniva componenti in alluminio alle maggiori industrie del settore automobilistico (Fiat, Piaggio, General Motors, Volkswagen ecc) – è stata portata al crac con un sistema fraudolento che, col gergo degli addetti ai lavori, è denominato delle “scatole cinesi”: in pratica, una società viene spezzettata in altre società fittizie intestate a nullatenenti, i quali eseguono ordini e direttive degli ideatori della frode.
Nel caso della Almec - secondo la ricostruzione effettuata dalle Fiamme Gialle e illustrata, questa mattina, nel corso di una conferenza cui hanno preso parte il procuratore di Sant'Angelo dei Lombardi Antonio Guerriero, il comandante della Gdf di Avellino, colonnello Costantino Catalano, e il maggiore Luigi Lallo del nucleo polizia tributaria - dall’azienda altirpina sarebbero state distratte risorse per 16 milioni e mezzo di euro. Nel contempo sarebbe stata effettuata una vistosa frode fiscale emettendo fatture per operazioni inesistenti per 11 milioni e 300 mila euro e sarebbero state evase imposte per un importo su per giù uguale a quest’ultimo. L’Almec nel 2008 fu venduta al gruppo Caponi di Pontedera; due le società interposte appartenenti allo stesso gruppo: la Tecnocontrol srl e la 3 Sistem srl, le quali subentrarono nei rapporti di acquisto e di vendita di tutte le materie prime, semilavorati e prodotti finiti. Da quel momento, ebbe inizio l’emorragia di risorse finanziarie e patrimoniali che ha portato al fallimento dell’azienda di Nusco, fallimento dichiarato giusto due anni da.
L’inchiesta della Procura e gli accertamenti della Guardia di Finanza hanno portato all’emissione di 4 ordinanze di custodia cautelare (arresti domiciliari) nei confronti degli ideatori della frode i quali avevano acquisito numerose aziende, tutte operanti nel campo della fusione di metalli leggeri, con lo scopo di portarle al fallimento: Almec Industries Srl; Almec Financial Srl; Almec Tecnologies Srl; Almec Foundries Srl; Almec Dies Srl. L’attività degli investigatori ha richiesto l’esecuzione di perquisizioni e sequestri di documentazione d’interesse nel Comune di Roma, presso le sedi di 7 società, nate in seguito alla scissione dell’Amec Spa, in Pontedera, in provincia di Pisa, presso la sede della Almec Spa, presso il domicilio dell’amministratore, di altre persone fisiche coinvolte nelle indagini e di uno studio professionale di consulenza aziendale ed elaborazione elettronica di dati contabili. I principali reati contestati vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, attuata anche mediante commissione di altri reati (fatture per operazioni inesistenti emesse ed utilizzate per simulare operazioni infragruppo) all’omesso versamento di contributi previdenziali e assistenziali.




