AVELLINO – Le Fiamme gialle del Tricolle l’hanno battezzata operazione Ghost Factory (impresa fantasma). Difatti, grazie ad aziende attive soltanto sulla carta, ma pronte a emettere fatture false per milioni di euro, sono state sottratte all’erario imposte per oltre 7 milioni e mezzo. Il meccanismo è quello collaudato delle “cartiere”, imprese che emettono fatture a tutto spiano a beneficio di altre imprese che così, truffando lo Stato, portano l’Iva a credito per centinaia di migliaia di euro. La transazione è fasulla perché non c’è stato scambio di merci o di prestazioni. Ma ci sono aziende pronte a fare da paravento in caso di accertamento fiscale.
Questa volta non l’hanno fatta franca giacché i finanzieri della tenenza di Ariano Irpino, agli ordini del sottotenente Domenico Pirrò, hanno scoperto tutto. Ben 15 milioni di euro il giro di false fatturazioni; 7 milioni e mezzo di euro le imposte sottratte al fisco, tra Iva, Irpef e Irap. Implicate tre insospettabili società operanti nel settore dei servizi di sostegno alle imprese e manifatturiero, tra cui una di rilievo appartenente al distretto industriale di Flumeri. Sotto accusa – come illustrato questa mattina nel corso di una conferenza stampa svoltasi presso la sede della Guardia di finanza di Avellino in via Pontieri dal Procuratore della Repubblica di Ariano Irpino, Luciano D’Emmanuele, dal sostituto Michela Palladino, del comandante provinciale, colonnello Costantino Catalano, dal comandante della tenenza di Ariano Irpino, sottotenente Domenico Pirrò – anche un’altra decina di imprese, quasi tutte dell’area vesuviana. Nei guai sono finiti i rappresentanti legali e gli amministratori che avrebbero creato società ad hoc per gestire i rapporti commerciali con clienti e fornitori al solo scopo di evadere il fisco. Tra gl’implicati nella vicenda D.S.G., di 57 anni, nata a Torre Annunziata, ma residente a Flumeri. Sotto la lente di ingrandimento dei finanzieri è finito anche un credito d’imposta di circa un milione di euro ricevuto da una delle due società fittizie per l’acquisto di beni strumentali nuovi che, grazie proprio al giro di fatture false, è stato trasferito illegittimamente alla società operativa che lo ha utilizzato per abbattere le imposte da versare al fisco. In totale, il meccanismo fraudolento ha visto coinvolte ben 12 società (in gran parte con sede nel Vesuviano). Maggiore beneficiario la nota azienda della Valle Ufita che ha così realizzato risparmi d’imposta da capogiro. Le indagini, condotte sotto la direzione del pm Michela Palladino Procura della Repubblica di Ariano, hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di ben 9 persone (amministratori e rappresentati delle società coinvolte nella frode): vari i reati contestati, tra cui emissione di fatture per operazioni inesistenti, frode fiscale mediante l’utilizzo di fatture false, occultamento di scritture contabili ed indebita compensazione di imposte.
I finanzieri del Tricolle e del comando provinciale di Avellino, diretti dal colonnello Costantino Catalano, hanno eseguito l’ordinanza di sequestro preventivo, emessa dal Gip del Tribunale di Ariano Irpino, Antonella Lariccia. All’imprenditrice, nei cui confronti la Procura aveva proposto la misura cautelare degli arresti domiciliari, sono stati sequestrati valori e beni – come accennato per un ammontare complessivo di euro 1.213.449 – tra partecipazioni societarie, disponibilità liquide e finanziarie (tra cui una polizza vita) ed un’abitazione (del valore di oltre 250.000 euro). Nel corso delle indagini i finanzieri hanno scoperto che l’intraprendente amministratrice delle tre società, pur realizzando un volume d’affari complessivo annuo di oltre 18 milioni di euro e pur movimentando i propri conti personali per oltre mezzo milione di euro, aveva dichiarato al fisco un reddito di poche centinaia di euro: insomma, era povera, ma solo per l’erario.
E per restare in tema, un imprenditore arianese, L.C.N., 31 anni, operatore nel settore della commercializzazione del ferro, è caduto nella rete intessuta dalle Fiamme gialle per combattere l’evasione. Anche lui è stato protagonista di una frode fiscale milionaria. Gli sono stati sequestrati, a seguito di misure cautelari disposte dal Gip del Tribunale di Ariano Irpino, Antonella Lariccia, su richiesta del pm della locale Procura della Repubblica, Michela Palladino, conti correnti bancari e 2.268 quote sociali (detenute nella Banca di Credito Cooperativo dell’Irpinia) per un valore che sfiora di poco i cento mila euro.




