AVELLINO – Per la prima volta in Irpinia applicata la misura del sequestro preventivo di beni a carico di un presunto camorrista. Il provvedimento riguarda beni mobili e immobili per un valore di 4 milioni di euro, tutti riconducibili a Giuseppe Pacia, di Taurano, ritenuto affiliato al clan camorristico dei Cava. Al Pacia, già condannato a sette anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo camorristico, gli uomini della questura di Avellino, guidata da Sergio Bracco, hanno sequestrato ben 34 immobili, tra cui numerosi appartamenti, alcune automobili di grossa cilindrata, noccioleti, castagneti, conti correnti (sui quali erano depositati 70 mila euro) e anche una fabbrica per la lavorazione dell’alluminio e del ferro.
A disporre il duro provvedimento il Tribunale di Avellino che ha accolto la richiesta del questore. Il quale - affiancato dal dirigente della squadra anticrimine, Bianca Della Valle, e dal capo della squadra mobile nonché vicequestore Paolo Iodice, nel corso dell’annunciata conferenza stampa di questa mattina, ha sottolineato l’importanza della decisione. Un sequestro preventivo, ha detto il dottor Braccco, spesso è una misura più efficace di un arresto giacché, bloccando la cassa della malavita, finisce col paralizzare le attività illecite.
Le accurate indagini della Polizia di Stato hanno posto sotto la lente d’ingrandimento proprietà, società, conti correnti e altri beni tutti facenti capo al Pacia che, da almeno una ventina d’anni, secondo gli uomini della questura, farebbe parte del clan camorristico, del quale “ripuliva” –secondo gl’investigatori – gli introiti illegali. Peraltro, Biagio Cava – considerato il capo dell’organizzazione malavitosa – Giuseppe Pacia sarebbero legati anche da vincoli di parentela. I beni sequestrati sono stati affidati provvisoriamente a un amministratore giudiziario; se sarà confermato che il cospicuo patrimonio è frutto di attività illecite, al provvedimento di sequestro seguirà quello della confisca.




