AVELLINO – A distanza di soli due mesi seconda ordinanza di custodia cautelare – emessa dal Gip del tribunale di Napoli – notificata in carcere, in mattinata, dai carabinieri del Comando provinciale di Avellino, a Francesco Graziano, 33 anni, ritenuto responsabile del reato di tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, commesso ai danni di un imprenditore edile salernitano vessato da tempo da richieste estorsive. Un’altra ordinanza per lo stesso reato nei confronti di un altro imprenditore era stata notificata al Graziano lo scorso 2 maggio.
Al provvedimento si è giunti al termine di minuziose indagini – svolte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Avellino e dirette dal sostituto Procuratore Francesco Soviero, con il coordinamento del Procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Napoli Rosario Cantelmo nonché responsabile della Dda – che hanno confermato come le nuove generazioni del clan Graziano di Quindici stiano subentrando, nella gestione delle attività criminali, ai capi storici attualmente detenuti.
Anche in questa occasione, così come già verificatosi nel maggio di quest’anno, per l’acquisizione dei gravi indizi a carico della giovane leva del clan Graziano si sono rilevate fondamentali, oltre alle intercettazioni, anche le dichiarazioni della vittima, avvicinata in più occasioni con lo scopo di farsi consegnare una somma pari al 2% dell’importo dei lavori pubblici che la società della vittima stava svolgendo nel Comune di Taurano, piccolo centro del Vallo di Lauro.
Nel provvedimento cautelare emesso dal Gip Marcella Suma si contesta all’indagato la circostanza di aver agito con metodo mafioso nell’interesse del clan di appartenenza individuando, nelle azioni poste in essere dal Graziano ai danni della sua vittima, le azioni ormai quasi stereotipate ordinariamente praticate dai sodalizi camorristici che hanno lo scopo di proiettare la vittima verso un baratro di totale assoggettamento caratterizzato da una stato di forte ansia ed angoscia. Il che, però, questa volta, non ha impedito all’imprenditore, incoraggiato anche dal fatto che il Graziano era già stato arrestato, di rilasciare agli inquirenti delle dichiarazioni che hanno consentito di poter eseguire l’arresto di questa mattina. Francesco Graziano, oltre che dall’omonimia, a seguito del suo matrimonio è legato da vincoli di parentela con i vertici storici del clan Graziano di Quindici essendo genero di Eugenio Graziano, ucciso nella strage di Scisciano del 1991, e di Alba Scibelli, attualmente detenuta.




