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    18/04/2026

Agli arresti domiciliari due donne di Montoro Inferiore accusate di turbativa d’asta

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cronaca_carabinieri641.jpgAVELLINO – Confermati gli arresti domiciliari per le due sorelle di Montoro Inferiore ritenute responsabili, in concorso tra loro, di aver turbato, con una pluralità di azioni, le gare pubbliche di vendita all’asta di beni immobili, già di proprietà dei loro genitori.

A disporre il ripristino del provvedimento restrittivo è stato, nella giornata di ieri, il tribunale del riesame di Napoli alla luce di una sentenza della Suprema Corte di Cassazione del 15 maggio scorso con cui si annullava l’ordinanza dello stesso tribunale del riesame di scarcerazione delle due donne.

I fatti, su cui hanno indagato i carabinieri della compagnia di Baiano con il coordinamento del pubblico ministero della Procura della Repubblica di Avellino, Elia Taddeo, presero il via nel settembre del 2010 dopo l’arresto in flagranza di due pericolosi pregiudicati avellinesi e di una minorenne, sorpresi mentre lanciavano una bottiglia “molotov” contro una profumeria di  Montoro Inferiore. Nell’ambito della stessa indagine il 9 giugno dello scorso anno, su  richiesta della Procura della Repubblica, era stata emessa dal Gip del tribunale di Avellino un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 6 persone, ritenute a vario titolo responsabili di estorsione aggravata, turbativa della libertà degli incanti, danneggiamento seguito da incendio, porto e detenzione abusiva di armi da fuoco ed ordigni esplosivi.

Il 30 gennaio di quest’anno, poi, sempre il Gip di Avellino aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari anche nei confronti delle due sorelle, ordinanza poi annullata dal tribunale del riesame di Napoli che il 10 febbraio le aveva rimesso in libertà, ritenendo i gravi indizi di colpevolezza raccolti non sufficienti a giustificare il provvedimento restrittivo adottato. Poi è seguita, come già detto, la sentenza della Cassazione cui aveva presentato appello la Procura della Repubblica di Avellino.

 

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