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    05/07/2022

Il significato del presepe al tempo del coronavirus

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Mostre2_presepe.jpgAVELLINO – Andare per presepi online, o anche solo scorrere le immagini stampate degli antichi pastori significa compiere “visite virtuali” capaci di allentare, in questi giorni di triste festività natalizia, la  morsa dell’angoscia determinata dalle nuove misure governative anticovid. Ne abbiamo fatto l’esperienza sfogliando il “Catalogo dei pastori“ del noto presepio settecentesco di San Francesco Saverio ad Avellino contenuto nel ricco volume Riccardo Sica, Arte e Fede nella chiesa di San Francesco Saverio ad Avellino (Ed. il Principe, Gesualdo, 2019). Abbiamo verificato, così, come la rappresentazione iconografica del presepe del Settecento esprima un concetto di carità cristiana che si fonda sul significato apostolico ed evangelico della chiesa cattolica post-tridentina e controriformista di San Carlo Borromeo. Essa supera la dimensione dell’assistenzialismo e di selezione delle forme di carità appannaggio di santi, potenti, nobili, ecclesiastici e laici.

Il presepio già di per sé esprime un’interpretazione del concetto di “carità” e di misericordia basandosi su un rapporto di reciprocità diffusa tra il divino e l’umano: la carità, infatti, è intesa sì come «dono di Dio» dato agli uomini ma perché essi pratichino il bene. Il presepio esprime quel «lievito di massa» che è il pauperismo che ha rappresentazione figurativa non solo nella folla dei personaggi che lo popolano (fatta di uomini di ogni rango sociale, religioso, di ogni razza e di ogni colore, di  aristocratici, nobili, potenti, pezzenti, ammalati, derelitti, sofferenti, indigenti etc.) ma anche in uno scenario di suggestiva ambientazione naturalistica (con case diroccate, botteghe cadenti, vicoli sconnessi, monti, chiese dirute, tronchi o capitelli di colonne riversi, sassi, vegetazione di ogni tipo).

Dal presepio affiora la presa d’atto dell’incombenza tutta sociale e civile dei doveri della carità e della fratellanza: «un osso dato al cane non è carità: carità è l'osso spartito col cane quando avete fame come lui» (Jack London). Interprete di tale sentimento-dovere della carità intesa come dono di Dio in senso apostolico ed evangelico e, insieme, come pratica di azioni umane, il presepe trovò all’origine la sua concretizzazione nelle rappresentazioni liturgiche natalizie di San Francesco. Caravaggio, nel Seicento, proiettò i predetti presupposti religiosi evangelici in una dimensione necessariamente reale, pratica, di umana spiritualità, nell’abbraccio della fratellanza francescana, dove gli emarginati, “oggetto” di assistenza di una volta, riconquistano il ruolo di “soggetti”, di protagonisti, e ritrovano la loro dignità, sul piano sociale della solidarietà collettiva, popolare.

Tuttavia già molto prima, nelle origini, il presepio, quale rappresentazione plastica della natività di Gesù, scenograficamente concretata verso la culla del Bambino, trovò la sua prima espressione moderna di “opera di carità” umana in una scultura di Arnolfo di Cambio (nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma) che, pertanto, è considerato il primo presepio italiano. Ma, come è noto, il presepio incontrò il più ampio interesse e sviluppo successivamente, con punte massime di qualità artistiche nel Settecento, principalmente a Genova e a Napoli (a San Gregorio Armeno e a San Biagio dei Librai). Soprattutto a Napoli da dove provengono anche buona parte dei  pastori che sono nella chiesa di San Francesco Saverio ad Avellino, superstiti tra quelli che, una volta numerosissimi, componevano - fino al terremoto del 23 novembre 1980 - uno dei più interessanti allestimenti presepiali del Meridione.

Si deve a don Giuseppe Greco la donazione dell’antico presepe già appartenuto alla sua antica e nobile famiglia: la donazione costituì il nucleo originario di una raccolta sempre crescente di pastori che, gradualmente, occupò, alla fine, tutto un lato dell’intera navata della chiesa. Il presepe fu accuratamente custodito e fatto restaurare nel tempo dai rettori monsignor Consiglio Borriello, Don Mario e don Clemente Picariello e Antonio Dente (Cfr. R. Sica, I dipinti della chiesa di San Francesco Saverio di Avellino, Serra di Pratola 1999, Sellino e Barra Editori, pag.17).

Erano scarabattoli, archi, caseggiati, torri, ponti, giacigli costruiti a volte dalla mano degli stessi fedeli, dai frequentatori assidui della chiesa, improvvisatisi - ma in realtà poi dimostratisi- maestri “presepianti” della parrocchia.
Erano creazioni in legno e argilla variamente colorate elevate ad autentica forma d’arte. Ancora oggi alcune figure di “garzoncelli scherzosi” con pantaloncini a mezza gamba ricordano quelle di Lorenzo Mosca del presepe Cuciniello al Museo di San Martino. Quella figura del Giovane dormiente per terra, affondata in un giaciglio poco distante dalla rustica bettola, sembra uscire dalle mani di Giuseppe Sammartino a cui si devono altresì qualche rustico pastorello ed alcuni personaggi dalle caratteristiche rughe nel volto, qualche giovincella dal viso delicato e pallido dai delicati lineamenti da madonna.

Finezza e verismo qualificavano le varie specie di animalistica, pecore, capre, buoi, cervi, cavalli, sull’onda lunga dell’insegnamento lasciato da Francesco Gallo nella collezione del Palazzo Reale a Caserta. E se certe figure orientali sembravano rientrare nella cerchia di G. B. Polidoro, qualche capretta e mucca bianca richiamavano l’animalistica di Saverio Vassallo. La stessa minuziosa rifinitura dei particolari si poteva cogliere pure nei volatili, nelle diverse specie di verdura, di carne, di pesci, di formaggi, di salami appesi ad una bettola o se mai esposti su un’umile carretta che li trasportava.

Oggi, a causa della pandemia del coronavirus, rimpiangiamo (ma speriamo ancora per poco) la visita diretta di quel presepe di San Francesco Saverio, una volta tappa d’obbligo per tutti gli avellinesi sensibili. Tuttavia, come dicevamo prima, in compenso ci conforta poter sfogliare ed ammirare oggi il “Catalogo dei pastori“ visitabile nel ricco volume R. Sica, Arte e Fede nella Chiesa di San Francesco Saverio ad Avellino (Ed. il Principe, Gesualdo, 2019). L’intento è di mantenere vivo, anche in questo momento difficile, il valore del mondo della cultura attraverso l’incontro con l’artisticità presepiale, in attesa che giungano tempi migliori per poter visitare dal vivo il presepio natalizio.

 

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